Il Papa tra i migranti a Lampedusa «Segno per l'Europa»

di Maria Rosa Tomasello wROMA Il Papa venuto dalla fine del mondo ha scelto la periferia più lontana e simbolica del Paese per il suo primo viaggio pastorale in Italia. Francesco ha preso la decisione davanti all'immagine di una tragedia, l'ultima, «profondamente toccato» dal dramma dei migranti africani morti in mare davanti alle coste di Lampedusa mentre tentavano disperatamente di aggrapparsi a una gabbia per l'allevamento dei tonni. Una decina di morti, 95 i superstiti soccorsi dalla guardia costiera di un'isola diventata la zattera del Mediterraneo. Lunedì prossimo, 8 luglio, Jorge Mario Bergoglio toccherà terra tra i migranti, i cittadini, i soccorritori del lembo più estremo del Paese per lanciare una corona di fiori sull'acqua di un mare - il Mediterraneo - che in 25 anni è diventato tomba per quasi ventimila persone. Sarà una visita lampo «in forma strettamente privata», con un cerimoniale ridotto all'osso e le autorità dispensate dalla partecipazione, secondo il desiderio del Pontefice: Francesco lascerà il Vaticano alle 8 e vi farà rientro già alle 13,45. Abbraccerà le persone, celebrerà messa allo stadio. «Non faremo nulla di particolare, perché il Papa vuole semplicemente incontrare la gente di Lampedusa, e noi lo accontenteremo con gioia, facendo tutto con estrema semplicità» spiega l'arcivescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro. Nel 2011, con l'esplosione della primavera araba, 50mila persone approdarono sulla piccola isola siciliana, mentre nei primi mesi di quest'anno oltre 3.600 persone sono sbarcate dalle carrette del mare, la metà delle quasi 8mila arrivate sulle coste italiane. «Lampedusa non sarà più sola a sostenere un peso smisurato, finora sulle spalle di seimila persone. Mi auguro che l'Europa sappia accogliere il significato di questo gesto» dice il sindaco Giusi Nicolini, che ieri ha preso parte al vertice convocato nella prefettura di Agrigento per preparare una giornata storica. «I miei compaesani sono contentissimi: a decine si sono messi a disposizione per l'evento. Stiamo pensando a qualcosa di speciale da regalare al Santo Padre, che non sia la solita tartaruga». È emozionato don Stefano Nastasi, parroco dell'isola, che subito dopo l'elezione di Bergoglio l'aveva invitato a Lampedusa: «C'è commozione e sorpresa, non mi aspettavo che accettasse subito. Avevo immaginato che, essendo figlio di migranti, avrebbe compreso le problematiche legate all'immigrazione: siamo una periferia geografica, ma sperimentiamo l'incontro con le periferie esistenziali. Penso che Francesco, parlando a noi, parlerà a tutta la Chiesa, per dire di credere alla carità». Per il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, il viaggio «è un richiamo all'intera società, perché diventi sempre più accogliente nel rispetto, nell'equità e nella giustizia». Esulta la Comunità di Sant'Egidio: «Dal 1988 sono morte 19mila persone: speriamo che il pellegrinaggio del Papa apra gli occhi di tutti su un dramma epocale» dice il presidente Marco Impagliazzo, mentre Luigi Manconi, presidente della Commissione per i diritti umani del Senato commenta: «Il Pontefice lancerà in mare una corona di fiori in memoria di quanti sono morti: il gesto che le autorità politiche e istituzionali italiane non hanno ritenuto opportuno fare». ©RIPRODUZIONE RISERVATA