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di Maria Berlinguer wROMA «Faccio molta fatica a prestare al professore Monti un volto minaccioso, penso che voglia giocare un ruolo di stimolo». Giorgio Napolitano non sembra credere che l'ex premier voglia davvero far uscire Scelta civica dalla maggioranza in mancanza di un cambio di passo. Ma dopo le parole di Monti ieri sono stati i due capogruppo del partito centrista a rincarare la dose di critiche all'esecutivo, chiedono con una lettera a Enrico Letta un vertice di maggioranza per andare avanti. «Chiediamo di organizzare una serie di incontri politici tra le forze parlamentari che sostengono il governo da te presieduto per precisare nei dettagli il «patto di governo» che ci lega a questa maggioranza», spiegano nella lettera aperta al premier Lorenzo Dellai e Giauluca Susta. Enrico Letta, in viaggio a Gerusalemme usa toni rassicuranti. «Giovedì ci sarà una riunione della cabina di regia e sono convinto che, come sempre in questi 60 giorni, risolveremo i problemi che ci sono con un atteggiamento costruttivo e attento ai problemi che ci sono», dice ai microfoni di Sky. Tocca a Dario Franceschini, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, convocare per giovedì mattina alla 8,30 il primo vertice di maggioranza al quale parteciperanno Letta, Angelino Alfano, il sottosegretario Patroni Griffi oltre a tutti i capigruppo della maggioranza. Non bastavano le fibrillazioni di Pd e Pdl ora è proprio il partito che da sempre si è battuto per le larghe intese a creare preoccupazioni. Malgrado le rassicurazioni del capo dello Stato che ai giornalisti racconta di aver sentito Monti al telefono e non dà peso alle minacce di staccare la spina al governo, Scelta civica , sia pure con i distinguo dell'Udc, non molla la presa. «Noi vogliamo che Letta duri per governare e fare le riforme perché l'Italia di questo ha bisogno, non vogliamo una campagna elettorale permanente, rivolta all'interno e all'esterno, di Pd e Pdl e per questo chiediamo di mettere nero su bianco in un contratto di coalizione le cose», spiega Benedetto Della Vedova. Il portavoce di Sc fa l'elenco dell'agenda che la maggioranza deve impegnarsi a seguire: riforme, tagli di spese e di tasse nei prossimi mesi. Certo colpisce che proprio il movimento fondato da Mario Monti sia il primo a chiedere, come nella prima Repubblica, una verifica. Per questo incassata la convocazione del vertice, arriva la precisazione. «Non esiste da parte nostra alcuna richiesta di verifica, solo la volontà di rendere più unitaria e forte l'azione del governo e della maggioranza in Parlamento», precisa Dellai, replicando al leader del Psi, Nencini che aveva accusato Sc di avere una visione «balneare» del governo. Ma confermando che il divorzio è nei fatti, dopo lo stupore di Pier Ferdinando Casini, tocca a Lorenzo Cesa prendere le distanze dal Professore. «Sarò inguaribilmente affezionato alla vecchia politica ma se la nuova consiste nel chiedere vertici al presidente del Consiglio non so in cosa consista il cambiamento», dice Cesa. Dal Pdl intanto continua il tiro incrociato su Pietro Grasso che in un'intervista aveva ricordato alle forze politiche l'urgenza della riforma elettorale, criticando il Pdl per il continuo pressing contro il governo. «Il presidente del Senato faccia un passo indietro», intima Maurizio Lupi. Ma Napolitano non ci sta. «Non vedo invasioni di campo, vedo legittime vedute sui cui chiunque può pensarla diversamente, forse anche io», dice Napolitano. Per il capo dello Stato il vero problema è che bisogna finirla con le «drammatizzazioni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA