Senza Titolo

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Sembrava tutto fatto ieri pomeriggio a Bruxelles. C'era l'accordo tra governi e Parlamento, e dunque i sei miliardi per l'occupazione giovanile potevano essere quasi già impegnati, per essere spesi nei prossimi due anni. La scossa per far ripartire il lavoro era a portata di mano, ma il diavolo si nasconde nei dettagli. Dopo l'annuncio del presidente della Commissione Josè Manuel Barroso, di quello del Parlamento Martin Schulz, di quello del Consiglio Herman van Rompuy, ecco che si fanno per bene i conti e ne esce che il famoso "assegno britannico", il "rebate", si ritrova limato. Non è frutto di una scelta politica, ma dello sfortunato incastro di conti alla voce "sviluppo agricolo". David Cameron perde qualche soldo, solo che a febbraio gli si era promesso che i suoi rimborsi non sarebbero stati toccati. E lui sta lì e vuole i suoi soldi indietro. Ma rimettere tutto a posto è complicato, che ogni voce del Bilancio settennale 2013-2020 dell'Ue ne sposta altre, che ridare un euro a Londra ne toglie magari due da qualche altro fondo. Per questo fino a notte fonda si è continuato a trattare. Le cifre del Bilancio dopo l'accordo restano comunque le stesse, 959 miliardi di euro di impegni e 908 di pagamenti, circa l'1% del Pil dell'Ue (cifra inferiore a quello per il periodo corrente 2007-2013 che è di 994 miliardi di impegni), ma le principali richieste del Parlamento, come la flessibilità da una voce di spesa all'altra in caso di necessità e una verifica complessiva a metà strada sono state accolte. Secondo l'intesa anche gli 11,3 miliardi necessari a chiudere il bilancio 2013 saranno erogati entro l'anno, salvando così i progetti dei Fondi strutturali e gli studenti Erasmus. Perché i sei miliardi per la Youth Guarantee Initiative stanno dentro al Bilancio dei prossimi sette anni, sul quale l'accordo era stato raggiunto proprio in extremis sei o sette ore prima del Consiglio europeo che si sta svolgendo a Bruxelles. Niente bilancio, niente fondi, e la frase pronunciata da Enrico Letta entrando al Vertice con il pollice alzato "andrà tutto bene", sembrava ieri sera per lo meno un po' intempestiva. Oltre alla questione disoccupazione se non si raggiunge un accordo (ma nessuno vuol credere a questa ipotesi) resta bloccato anche l'aiuto alle Piccole e medie imprese. Tutto il Consiglio rischia di saltare. Eppure Letta era davvero ottimista ieri. Incontrando una delegazione dell'associazione "Giovani italiani" aveva spiegato che «mercoledì abbiamo fatto la nostra parte in Italia con il piano nazionale (per l'occupazione, ndr). Oggi lotteremo insieme. Il lavoro sarà la partita più importante e sarà il primo tema in Consiglio». Il piano è quello, quando sarà superato l'ostacolo Cameron, di utilizzare i sei miliardi per i giovani non diluendoli in sette anni, ma concentrandoli in due, il 2014 e il 2015, per dare un effetto "turbo" all'intervento, nella speranza che un impatto concentrato possa avere effetti salutari ampli e duraturi. All'Italia toccherebbero circa 400 milioni, che il governo vorrebbe usare per finanziare gli sgravi fiscali sull'occupazione. Che non basti lo crede la nuova presidente degli industriali europei Emma Marcegaglia, che si è incontrata con Letta prima del Summit. Secondo l'ex presidente di Confindustria i soldi per l'occupazione giovanile sono un buon investimento, ma non sono sufficienti a risolvere stabilmente il problema. Letta ieri ha voluto precisare, in merito al congelamento dell'Iva con l'aumento dell'acconto Irpef che «non c'è alcun aumento di tasse, chi dice questo dice cose false». Comunque se a qualcuno non sta bene questa copertura, dice il premier «il Parlamento è sovrano, e quindi se troverà altre coperture dentro il 3% del rapporto deficit-Pil, noi saremo aperti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA