Protesta a Pomigliano, la produzione parte in ritardo

POMIGLIANO D'ARCO Un presidio lungo una notte, quello che i militanti della Fiom e dello Slai Cobas, insieme a qualche parlamentare, alle donne del comitato mogli operai, a esponenti dell'associazionismo, lavoratori provenienti dal nord Italia, hanno fatto ieri davanti allo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, per chiedere «lavoro per tutti i cassaintegrati». All'alba, quando gli operai dovevano entrare per il secondo sabato dei due di recupero produttivo, concordati da azienda e sindacati per far fronte a un picco di domanda, la protesta ha ritardato la partenza della produzione, ma non l'ha fermata. E così, a fine giornata, la Fiat ha potuto dire che non è andata persa nessuna delle 320 Panda che erano previste alla vigilia e ha potuto elogiare, ancora una volta, «il grande senso di responsabilità» dei 1.200 lavoratori entrati in fabbrica al punto che, nonostante il ritardo, riconoscerà a tutti i presenti il turno completo. Rispetto a sette giorni fa, primo sabato di recupero produttivo, ieri il fronte della protesta si è spaccato, e gli esponenti del comitato di lotta cassaintegrati e licenziati Fiat (Clcl), hanno accusato il leader della Fiom, Maurizio Landini, per tutta la notte davanti ai cancelli di Pomigliano, di aver «abbandonato il campo». Gli esponenti del Clcl, arrivati all'alba all'ingresso 1 con caschi gialli da sicurezza sul lavoro e scudi di cartone (con la foto di Marchionne e la scritta «ora picchiate anche lui») infatti avrebbero voluto continuare ad oltranza la protesta. Dalla fabbrica sono arrivate le critiche delle rsa e la voce dei lavoratori. «Macchè sotto ricatto! Noi siamo entrati perché c'è un accordo e gli accordi vanno rispettati. Vogliamo lavorare per far rientrare anche gli altri al più presto», ha detto uno di loro respingendo le accuse di Fiom, Slai Cobas e comitato cassaintegrati, secondo i quali i lavoratori «dentro sono sotto ricatto ed entrano per paura di essere licenziati». «La Fiat - ha commentato invece Landini - non ci metterà gli uni contro gli altri». La protesta - ha aggiunto - dimostra che «è ancora possibile bloccare la Fiat», e Mara Malavenda, coordinatrice nazionale dello Slai Cobas, ha rincarato la dose. Per lei ieri è andata in scena una «sconfitta politica di Marchionne» al punto che, anche i manifestanti, prima delle 7 hanno lasciato liberi tutti gli ingressi.