Caso gomme: la Mercedes sul velluto

PARIGI Se la cava con una sentenza soft la scuderia Mercedes, finita sul banco degli imputati della giustizia sportiva per i test privati con gomme Pirelli e auto 2013 condotti a Montmelò nei giorni successivi al Gp di Spagna, lo scorso maggio. Nell'atteso verdetto, il Tribunale Internazionale della Fia, che si è riunito per la prima volta a Parigi, si è limitato a punire Mercedes e Pirelli con una semplice "reprimenda". Pena accessoria per la scuderia tedesca il divieto a partecipare alla tre giorni di test dedicati ai giovani piloti, previsti a luglio a Silverstone. Una soluzione che, durante le sette ore di audizione, era stata "suggerita" dallo stesso legale della Mercedes, Paul Harris. Spese processuali divise poi equamente in tre parti, pagherà anche la federazione. Le sanzioni, soprattutto per Mercedes, potevano essere molto più pesanti: da una multa fino alla sospensione per alcuni gp o addirittura la retrocessione in classifica costruttori. Il Tribunale della Fia, chiamato a esprimersi dopo la denuncia di Ferrari e Red Bull, ha però scelto la mano morbida. «Il Tribunale ha confermato che abbiamo agito in buona fede»: ha esultato la Mercedes, rea di aver utilizzato la monoposto della stagione in corso per effettuare quei test privati: un'eventualità vietata dal regolamento. Mercedes ha poi assicurato di aver preso per buono un ok informale avuto per telefono dal delegato della federazione Charlie Whiting, che però non ne aveva il potere. Soddisfatta anche la Pirelli: «È stata riconosciuta la nostra buona fede» dice l'azienda, sottolineando che nella sentenza è scritto che c'era «stato l'ok della Fia al test». La Federazione si è impegnata a rafforzare i «controlli sull'organizzazione dei collaudi». Contrariata la Ferrari: «Abbiamo imparato che, anche se si è colpevoli (e questo è un fatto accertato), c'è sempre il modo di cavarsela a buon mercato: basta suggerire al giudice la pena, meglio ancora se questa è poco più di uno scappellotto».