Il Cavaliere: non faccio cadere il governo

di Gabriele Rizzardi wROMA «La sentenza della Consulta sul processo Mediaset va contro il buon senso. C'è un accanimento giudiziario nei miei confronti che non ha eguali nella storia di tutti i paesi democratici. E' in atto un tentativo di eliminarmi dalla vita politica che dura ormai da anni. La sentenza, comunque, non avrà alcuna influenza sul mio impegno personale, leale e convinto, a sostegno del governo né su quello del Popolo della Libertà». Sono passate da poco le 19, la Consulta ha respinto il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sul mancato riconoscimento del legittimo impedimento di Silvio Berlusconi a comparire nell'udienza del processo Mediaset. E' un ko "tecnico" che fa saltare i nervi a tutti i ministri del Pdl e li spinge ad abbandonare il Consiglio dei ministri, dove Angelino Alfano sente comunque il bisogno di rassicurare Enrico Letta sul fatto che il Pdl non staccherà la spina al governo. «E' una decisione che travolge ogni principio di leale collaborazione e sancisce la subalternità della politica all'ordine giudiziario. E' una decisione incredibile. Siamo allibiti, amareggiati e profondamente preoccupati. Ci rechiamo immediatamente dal presidente Berlusconi» annunciano, con una nota i ministri Quagliariello, Lupi, De Girolamo e Lorenzin. Ma a palazzo Grazioli, almeno per adesso, non si discute di una eventuale crisi di governo. Il no al legittimo impedimento è un fatto che il Cavaliere aveva messo nel conto e rispetto al quale aveva già preparato la contromossa: nessuna conseguenza diretta sul governo ma una reazione da "statista", da leader "equilibrato e saggio" che non lega le sue vicende giudiziarie alla vita del governo. «Dalla discesa in campo ad oggi, la mia preoccupazione preminente è sempre stata ed è il bene comune del mio paese...». L'ex premier, insomma, incassa il colpo e non fa saltare il tavolo ma lascia ai suoi fedelissimi il compito di minacciare sfracelli. Ad ipotizzare uno scenario da "fine del mondo", in mattinata, è Maurizio Gasparri: «Se sulle vicende giudiziarie di Berlusconi si dovesse assistere ad un sistematico massacro giudiziario nei confronti del leader Pdl, non è escluso che si possa arrivare ad una iniziativa forte quale è quella delle dimissioni di tutti i parlamentari». Dimissioni in massa che convincono molti esponenti del Pdl, a cominciare dal coordinatore, Denis Verdini («Sono favorevole»), ma non alcuni battitori liberi come Giancarlo Galan («Non mi dimetterei»). A non credere che la sentenza possa avere effetti destabilizzanti sul governo è anche Guglielmo Epifani: «Per quanto riguarda il Pd, le sentenze si applicano e si rispettano. Non ho motivo di ritenere che possa avere effetti sul governo». Ancora più duro è il comunicato ufficiale che in serata parte dal quartier generale dei Democratici: «La sentenza è tecnica, non politica. E va rispettata. Il Pdl abbassi i toni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA