Lega nel caos, Maroni: non moriremo mai
ROMA Non solo numeri in calo. Per la Lega si profila soprattutto una crisi di identità. A leggere le analisi dei vari dirigenti, pare emergere proprio questo timore, benchè una discussione collegiale sia in programma soltanto al consiglio federale di domani. Dalle urne è uscita una Lega che vorrebbe nascondere elmo e cornamuse, ma che anche in giacca e cravatta non riesce a decollare. E questo genera preoccupazione, anche se Maroni assicura i militanti che la «Lega non morirà mai». Flavio Tosi, sindaco di Verona, segretario veneto e vice di Maroni, è il leghista additato come il dirigente con le maggiori ambizioni «oltre» la Lega, e ha sostenuto che il risultato delle comunali «è un disastro». La strada, secondo Tosi, è ormai quella delle liste civiche e ha usato poca diplomazia: «Siamo andati avanti anni a parlare di federalismo, riforme, cambiamento e abbiamo portato a casa un'ostrega». L'altro vice di Maroni, il lombardo Matteo Salvini, si è rivolto ai militanti con un video chiedendo di assumersi le sue responsabilità: «Non faccio come Grillo che dice che è colpa di chi vota. La colpa è nostra, chiediamoci dove abbiamo sbagliato». Il governatore Luca Zaia, altra anima della galassia leghista veneta, sul tema dell'identità è andato oltre. «Siamo al big bang della storia del nord – ha detto il trevigiano Zaia – il leghismo non è più una questione di partito, da destra a sinistra i veneti riconoscono che la questione del nord è cogente». Come dire che la Lega è in crisi, ma le istanze leghiste no. Ed è su questo che l'ex deputata espulsa Paola Goisis ha aperto una polemica, sostenendo che da quando Tosi guida il partito «gli elettori si stanno volatilizzando». L'ex ministro Roberto Castelli suggerisce di «non sparare addosso alle liste civiche», utili per uscire dallo zoccolo duro che non supera ormai «il milione e trecentomila voti». Preoccupazioni a cui si aggiunge la pubblicazione di stralci di verbali dell'ex tesoriere Belsito, convinto che i dirigenti della Lega sapessero in anticipo delle perquisizioni di un anno fa. Si attendono adesso le mosse di Maroni che ha scelto Twitter per minimizzare: «Leggo sui giornali - ha scritto il governatore della Lombardia - l'eccitazione di molti nel dare la Lega ormai morta. Da 20 anni è così, porta bene, la Lega sopravvive a tutte le gufate».