IL GIRO D'ITALIA»OGGI AL VIA LA TERZA, DECISIVA SETTIMANA
di Maurizio Di Giangiacomo wINVIATO A VALLOIRE (Francia) E chi lo "ammazza", un Nibali così? Il secondo weekend del 96esimo Giro d'Italia ha mandato in scena prima la batosta rifilata dalla Squalo dello Stretto ai suoi avversari sullo Jafferau e quindi la definitiva resa dei rivali del messinese, praticamente incapaci di attaccarlo sotto la neve del Galibier. Lui, Nibali, mantiene il basso profilo, cerca di spiegarti che il Giro è ancora lungo, che la terza settimana – che prende il via oggi con una tappa, la Valloire-Ivrea, difficilmente decifrabile ma che non dovrebbe granché per la classifica – nasconde ancora grosse insidie, ma l'impressione è che parli così più per rispetto (degli avversari, della sua professione, del Giro stesso) che per il timore di vedere messa davvero in discussione la sua leadership. Se mai succedesse, quando crede che arriveranno gli attacchi dei suoi avversari? «Nell'ultima settimana ci sono salite importanti, la cronoscalata Mori-Polsa (giovedì), l'arrivo in Val Martello (venerdì) e quello alle Tre Cime di Lavaredo (sabato). Noi dovremo cercare di difenderci, magari guadagnando qualche altro secondo dai nostri avversari». Avversari che però sembrano già pensare alle piazze meno nobili del podio. «Io preferisco attendere la fine del Giro. Evans è ancora molto vicino, è un corridore molto importante, ha una grande esperienza. Sappiamo che è un lottatore, è stato campione del mondo, ha vinto il Tour». La cronoscalata Mori-Polsa può essere il terreno sul quale Evans potrebbe metterla in difficoltà? «È difficile da interpretare, ma mi preoccuperebbe sicuramente di più una cronometro in pianura». Queste ultime due tappe ridimensionate altimetricamente hanno favorito lei o i suoi avversari? «Io credo che tutti siano stati contenti delle decisioni prese dagli organizzatori per il Sestriere, il Moncenisio e il Galibier. E comunque i valori sono emersi, se pensate che a Bardonecchia qualcuno ha rimediato mezz'ora di ritardo in otto chilometri». Quello che stiamo vedendo è il Nibali più forte di sempre? «No, anche al Tour dell'anno scorso ero in questa condizione». In queste due prime settimane è stato mai in difficoltà? «Ci sono stati momenti nei quali abbiamo dato tutto, ma non sono mai andato in crisi». Questa condizione è merito anche del lavoro con Giuseppe Martinelli, già direttore sportivo di Pantani, Garzelli, Simoni e Cunego? «Sì, abbiamo fatto diversi stage e, soprattutto, assieme abbiamo creato una squadra solo per il Giro». Ha ricevuto qualche sms particolarmente gradito? «Ne ho ricevuti tanti. Ovviamente quelli dei miei tifosi più importanti. E quello di Ivan Basso, con il quale sono rimasto in ottimi rapporti: mi ha fatto i complimenti». Ha scelto lei di fare il Giro e non il Tour? «È stata una scelta della squadra». Perché non tentare di andare anche alla conquista del Tour? «Prima voglio finire bene il Giro d'Italia, poi ci penserò. Ma quest'anno c'è anche il Mondiale a Firenze, con un percorso che mi piace molto, e vorrei arrivarci in forma». Se vincesse il Giro d'Italia, che regalo si farebbe? «Me ne starei semplicemente un po' a casa, è il regalo più bello che posso farmi. Per preparare questa corsa sono stato via per mesi». @mauridigiangiac ©RIPRODUZIONE RISERVATA