«Favorì l'Ilva», arrestato presidente provincia

TARANTO Non c'è stato quasi il tempo di notificare il provvedimento di dissequestro dei prodotti fermi sulle banchine da oltre cinque mesi, firmato due sere fa. Le inchieste giudiziarie che da tre anni travolgono l'Ilva per inquinamento hanno avuto un'altra violenta impennata. Il presidente della provincia, un ex assessore, un ex dg dell'ente e un ex dirigente dell'azienda siderurgica: sono le figure che rappresentano il presunto intreccio perverso tra politici e uno dei più grandi gruppi siderurgici europei finite nel mirino della magistratura. Concussione l'ipotesi di reato, una tentata e l'altra consumata, e sullo sfondo le pressioni che sarebbero state esercitate per far rilasciare l'autorizzazione per la discarica di rifiuti speciali pericolosi Mater Gratiae, all'interno del siderurgico e gestita dall'Ilva. In carcere sono finiti Giovanni Florido, 61 anni, esponente Pd, presidente della provincia di Taranto e a capo dal 2004 di una giunta di centrosinistra, e l'ex assessore provinciale all'Ambiente Michele Conserva, 53 anni, che già il 26 novembre scorso era andato ai domiciliari per la stessa inchiesta. Nel carcere di Taranto, dov'è detenuto sempre dal 26 novembre ma per l'inchiesta-madre sull'inquinamento, i finanzieri del comando provinciale di Taranto hanno notificato il provvedimento all'ex dirigente dell'Ilva Girolamo Archinà, 67 anni. Ai domiciliari invece l'ex direttore generale della provincia, e attuale segretario generale del comune di Lecce, Vincenzo Specchia, 60 anni, che è stato sospeso dall'incarico. L'ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal gip Patrizia Todisco. "Ambiente svenduto" è denominata l'inchiesta, e nelle 101 pagine dell'ordinanza sono riassunte le testimonianze, le intercettazioni, anche ambientali, le informazioni e i documenti raccolti che comproverebbero, secondo i pm, le pressioni esercitate da alcuni politici per favorire l'Ilva. Pressioni che avrebbero preso di mira i dirigenti del settore Ecologia della Provincia. Luigi Romandini, dirigente dal 2006 fino al 30 settembre 2009, avrebbe resistito - scrive il gip accogliendo le richieste della procura - tanto da essere trasferito in altro ufficio; «una peste» lo definisce in una intercettazione Archinà, che premeva per l'Ilva. Ignazio Morrone, successore di Romandini, alla fine avrebbe ceduto per poi decidere di andare in pensione nel 2011. Florido, Conserva e Specchia, operando «in piena unità di intenti - scrive il gip - hanno rivelato una inquietante, forte inclinazione comportamentale ad asservire il pubblico ufficio, i pubblici poteri rispettivamente esercitati, al conseguimento di obiettivi di favore economico a beneficio di determinati soggetti, in spregio dei principi di buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione».