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ROMA La casa non era riuscita neppure a finirla, Giovanni Guarascio. La facciata della modesta abitazione di via Brescia era rimasta senza intonaco, uguale a tante altre nella selva di casette basse che si susseguono nella prima periferia di Vittoria, il centro del Ragusano dove la serricoltura aveva portato il benessere e la crisi ha seminato la disperazione. Per salvare l'unica cosa che era riuscito a costruire in una vita di fatica, il muratore disoccupato combatteva da dodici anni contro la banca, per un debito da 10 mila euro che, perso il lavoro, non era più riuscito a pagare. Un pugno di soldi, ma per quei soldi la casa era stata prima pignorata e infine messa all'asta e venduta per 26 mila euro. Fino all'atto finale, lo sfratto, ieri mattina, con il compratore venuto con il suo avvocato a reclamare la consegna. È stato così che, davanti all'ufficiale giudiziario, in un attimo Guarascio ha deciso di mettere la parola fine a quella vita di fatica: si è cosparso di benzina e ha acceso il fuoco, e le fiamme lo hanno avvolto in un istante, investendo sua moglie, sua figlia e i due poliziotti che cercavano di aiutarlo, chiamati poco prima dai vicini di casa, allarmati dalla discussione animata tra l'uomo, l'ufficiale giudiziario e il legale dell'acquirente. Un trentacinquenne di Scoglitti, un paese vicino, che nel maggio di un anno fa aveva comprato a un prezzo stracciato la casa che altrimenti neppure lui avrebbe potuto permettersi. Dopo un'esistenza vissuta sottotraccia, a cercare di sbarcare il lunario, Guarascio, 64 anni, lotta contro la morte nel reparto di Rianimazione dell'ospedale Garibaldi-Nesima di Catania, con il 60 per cento del corpo coperto da ustioni di secondo e terzo grado. Con lui è rimasto gravemente ferito uno dei due agenti, Antonio Terranova, 35 anni, ricoverato nel reparto Grandi ustionati dell'ospedale Cannizzaro, con ustioni di primo e di secondo grado su braccia e torace. Entrambi sono in prognosi riservata. Non destano preoccupazioni invece le condizioni della moglie dell'uomo, Giorgia Famà, della figlia che si trovava con loro e del secondo poliziotto, Marco Di Raimondo, 32 anni. Niente, fino al momento in cui Guarascio ha sollevato la mano e ha fatto scattare l'accendino, avrebbe potuto fare immaginare un gesto tanto drammatico. «Stavamo parlando tranquillamente – racconta Agata Cavallaro, l'ufficiale giudiziario chiamata a eseguire l'intervento – Stavamo parlando della possibilità che andassero via subito o che restassero ancora una sera in quella casa, quando all'improvviso il signore si è buttato addosso la benzina». Non aveva mai creato problemi, Giovanni Guarascio, non aveva mai fatto parlare di sè. «Un gesto dovuto alla disperazione» dicono in questura a Ragusa. Alle difficoltà economiche che non era mai riuscito a superare e che avevano costretto la minore delle sue figlie, due ragazze di 28 e 32 anni, entrambe senza lavoro, ad abbandonare l'università. Per non essere allontanato a forza, Guarascio ieri mattina aveva cercato di convincere il nuovo proprietario a lasciarlo restare nella sua casa come inquilino, ma davanti alla risposta negativa dell'uomo il muratore ha perso ogni speranza. «Quello è che accaduto è la spia del malessere sociale che vive la povera gente di fronte alla crisi – dice il sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia – Serve una moratoria delle procedure esecutive perché le famiglie non ce la fanno più: è un problema civile che va affrontato con urgenza, mentre parlamentari e politici corrono dietro ai processi a Berlusconi e a governi di più o meno larghe intese, senza preoccuparsi delle persone». (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA