Senza Titolo
di Maurizio Di Giangiacomo La suggestiva partenza domani da Napoli e la cronosquadre di Ischia; l'omaggio ai Mondiali di Firenze e quello alle vittime del Vajont. Il Télégraphe ed il Galibier, la Cima Coppi sullo Stelvio e l'arrivo alle Tre Cime di Lavaredo. La 96esima edizione del Giro d'Italia sarà questo e molto altro. Ma sarà soprattutto la sfida tra Bradley Wiggins e Vincenzo Nibali. I protagonisti. Il Baronetto e lo Squalo delle Stretto sono i principali favoriti per la vittoria finale: più forte a cronometro e dotato della squadra migliore anche in salita il britannico, il siciliano dovrebbe essere invece l'uomo da battere sulle ascese più lunghe. Dovranno fare i conti con il campione uscente Ryder Hesjedal, che alla Liegi ha dimostrato di essere vicino alla migliore condizione. Cadel Evans, Michele Scarponi, Robert Gesink e Samuel Sanchez lotteranno per un posto sul podio. Poteva esserci anche Ivan Basso, ma in extremis ha dato forfait. Per le volate riflettori su Mark Cavendish, che se la vedrà con Matthew Goss, John Degenkolb e il nostro Roberto Ferrari. Il percorso. Sarà un Giro meno duro di quelli precedenti, ma non per questo meno spettacolare, anzi. I tapponi sono solo due , Val Martello con Gavia e Stelvio e le Tre Cime precedute da altre quattro salite dolomitiche. Ma, a differenza di quello che spesso succedeva in passato, ben sei saranno gli arrivi in salita – oltre a quelli già citati Montasio, Vajont, Bardonecchia e Galibier – e pochissimi quelli... in discesa. Peseranno quindi i finali con il naso all'insù, ma anche le corse contro il tempo: la cronosquadre di Ischia, la cronoscalata Mori-Polsa, ma ancor di più l'individuale Gabicce-Saltara, 55 chilometri al termine dei quali i ritardi potrebbero essere da sveglia. I problemi. La parola d'ordine è credibilità. È su questo terreno – più che su quello dei social media – che Rcs Sport si gioca il futuro. Detto degli arrivi in... discesa (speriamo davvero di non vederne più), resta il problema – enorme – di un Giro che quasi ogni giorno riparte a centinaia di chilometri da dov'è arrivato la sera prima. Sbaglieremo, ma abbiamo l'impressione che mai come quest'anno le proteste dei corridori saranno vibrate. Fin che saranno loro a lamentarsi, il Giro continuerà ad andare dove lo portano i soldi, ma questo più che un Giro è diventato un salto triplo: chissà che non storca il naso anche qualche sponsor. Con Wiggins e Nibali abbiamo aperto, con il Baronetto e lo Squalo dello Stretto chiudiamo. Dando per un attimo per scontato che vinca uno fra i due principali favoriti – cosa che scontata non è – il Giro dovrebbe ritrovare anche un grande nome, dopo la parentesi Hesjedal ed un parterre, quello dell'edizione 2012, non proprio irresistibile. Ma noi spettatori, cosa dobbiamo augurarci? Il dominio del nuovo tiranno del ciclismo mondiale o un altro nome a sorpresa? Detto che Vincenzo Nibali ispira sicuramente più fiducia del campione britannico, noi opteremmo per una sorpresa. E voi? Non vi resta che leggerci per tutto il Giro, ogni giorno, su questo giornale. @mauridigiangiac ©RIPRODUZIONE RISERVATA