M5S, Mastrangeli espulso via web
ROMA Dopo le parlamentarie e le quirinarie arriva per il M5S anche il processo via web. È quello che ha subito Marino Mastrangeli, il senatore deferito al giudizio della rete per aver violato la regola aurea del Movimento che vieta la partecipazione ai talk show televisivi. Il parlamentare stellato è stato condannato dalla rete all'espulsione: ha deciso di cacciarlo via dal Movimento Cinque Stelle l'88,8% dei votanti sul blog di Grillo, poco più di 19 mila sui circa 48 mila iscritti al portale. A lanciare il pronunciamento della giuria degli iscritti sul web è stato Beppe Grillo che, a sorpresa, ha indetto il voto con apertura e chiusura delle urne on-line dalle 11 alle 17. Il capo d'accusa: il cittadino Marino Mastrangeli ha violato numerose volte la regola «Evitare la partecipazione ai talk-show televisivi» senza coordinarsi con i gruppi parlamentari, «danneggiando così l'immagine del M5S con valutazioni del tutto personali». Mastrangeli però non ci sta e continua a riproporre la sua linea difensiva: ad essere vietate sono le partecipazioni ai talk-show e non le interviste. Così, afferma, si viola l'articolo 21 della Costituzione che sancisce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero: «Una vergogna che non accade neppure in Corea del Nord». Non solo. Dopo il verdetto della rete fa parlare i suoi avvocati che annunciano il ricorso alle vie legali perchè, sostengono, il deferimento al giudizio via web non è stato votato dalla maggioranza dei parlamentari aventi diritto, come previsto dal regolamento. «C'erano 72 assenti alla riunione. Solo 62 hanno votato per cacciarmi, gli altri 101 evidentemente non sono d'accordo» si difende il senatore. Il quale risponde polemicamente alla linea di accusa dei suoi colleghi parlamentari ripresentandosi subito alla trasmissione di Barbara D'Urso. L'unica, a sentire i suoi colleghi, ancora disposta ad ospitarlo «visto che programmi come Ballarò hanno già rifiutato di invitarlo». «Ecco a voi la versione digitale del tribunale dell' Inquisizione» commenta, isolata, Federica Salsi, la consigliera comunale di Bologna espulsa dal M5S con l'infamante accusa di Beppe Grillo di solleticarsi il "punto G" con le apparizioni televisive. A difendere il senatore non ci pensa infatti nessuno dei suoi colleghi, neppure quelli che, pur criticando i contenuti delle sue apparizioni e lamentando la scarsa partecipazione ai lavori parlamentari, si sono detti contrari al metodo della sua espulsione paventando il rischio di un boomerang sul M5S. «Qualcuno mi seguirà? Non lo so, vedremo, spero di sì. Ma si può mettere la mordacchia per cinque anni ai parlamentari? Io sono uno che la mordacchia non la sopporta tanto» confessa lo stesso Mastrangeli quando annuncia che sarà costretto «a forza» a traslocare verso il gruppo Misto. «E lì - annuncia - formerò una componente che chiamerò "Minoranza M5S"». Fuori discussione, invece, le dimissioni dalla carica di senatore.