Civati: nel Pd cinquanta dissidenti

di Maria Rosa Tomasello wROMA Pippo Civati parla di cinquanta dissidenti, Laura Puppato di una ventina. «Se il Pd vota un governo con esponenti politici ingombranti rischia di morire» dice il "pontiere" dei democratici con il M5S. «In questo momento non lo voto, poi vedremo». Monta dentro il Pd l'insofferenza contro il governissimo, una nuova lacerazione che il sindaco di Firenze Matteo Renzi, certo che Letta «farà un buon governo», tenta di ricucire frenando sull'ipotesi di espulsioni: «È prematuro dire "io non lo voto comunque" e "io ti butto fuori". Credo che la stragrande maggioranza voterà la fiducia, e se qualcuno non lo voterà ci sono le sedi opportune dove si discute». Certo, ammette, «se non si vota la fiducia è un problemino». «La candidura di Romano Prodi è stata abbattuta da 101 tiratori. Io vorrei che uscisse dal mio partito chi fa quei trucchetti, mica Civati che agisce alla luce del sole» commenta Debora Serracchiani, che con la sua vittoria in Friuli ha portato una ventata di ottimismo dentro il partito in crisi. «Sono convinta – dice – che quella di Enrico Letta sia l'ultima chance».Il giovane deputato lombardo non fa sconti: «Mi fanno ridere quelli che nel Pd dicevano "mai governissimo" e ora lo votano. Mi pare che il principale azionista, chi detta l'agenda, sia Berlusconi». Con queste convinzioni si prepara anche alle estreme conseguenze, espulsione e dimissioni. «Gruppo misto? Se mi cacciano magari sto a casa». «Il governissimo è un errore, le strategie dei due partiti sono inconciliabili, avrei preferito un governo di scopo» sostiene l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, rivendicando «il diritto al dissenso» e parlando di un «sì critico»: «Trovo stucchevole – dice – che parlamentari come Francesco Boccia ricordino a persone come me come devo comportarmi». Laura Puppato, che assieme a Gianni Cuperlo, Sandro Gozi e Sandra Zampa Civati indica tra i dissidenti, chiede chiarezza: «Chiediamo che i ministri del Pdl siano il meno possibile» avverte, e ricorda, ancora a Boccia, quando Togliatti, nel 1955, concesse «a Longo e altri di uscire e non votare alcuni emendamenti». Dai segretari provinciali e regionali riuniti ieri a Roma dal capogruppo alla Camera Roberto Speranza arriva invece il via libera a Letta, vincolato alla richiesta di innovazione: no a figure impresentabili e largo ai giovani e a figure di alto profilo. «Bisogna sostenere Letta, facendo fino in fondo la propria parte – invita Speranza – serve un governo per il bene del Paese che affronti le emergenze». ©RIPRODUZIONE RISERVATA