Caos e pessimismo sul Pd «Congresso al più presto»

di Marianna Bruschi wPAVIA Dalle posizioni più pessimiste («non sono sicuro che il Pd riuscirà a superare questa situazione») alla necessità di recuperare la calma «e il rispetto tra linee opposte». Il Partito democratico pavese affronta la giornata in cui le dimissioni del segretario diventano operative un minuto dopo l'elezione (o meglio la ri-elezione) di Giorgio Napolitano a presidente della Repubblica. E la affronta in Parlamento, davanti allo spoglio in tv, nella sede di via Taramelli occupata simbolicamente. Tutti d'accordo sulla crisi del momento. «Non sono giorni semplici per il Pd – spiega al telefono Alan Ferrari da Roma, appena finito lo spoglio – Non siamo stati capaci per ragioni diverse a preservare due figure importanti come Marini e Prodi. C'è preoccupazione, ma serve calma. Oggi era importante rimettere in piedi il Paese». La discussione nel partito è rimandata alla prossima settimana: già convocata la direzione. «Il problema del Pd non è la leadership – dice Daniele Bosone – perché altrimenti rincorriamo personalismi. Ed è questo che ci ha fatto male. Esistono almeno tre Pd molto diversi, ma bisogna trovare il rispetto reciproco e l'accoglienza, che sono mancati da quando Bersani ha iniziato a fare il segretario. Sarà utile accorciare i tempi del congresso, ma bisogna evitare che metà partito nemmeno ci arrivi». Pensando ai 101 grandi elettori che venerdì non hanno votato Prodi. «Hanno commesso un parricidio impallinando il fondatore dell'Ulivo e del Pd – dice Emiliano Scolé responsabile dell'organizzazione – un evento politico drammatico su cui aprire riflessioni. Si scontrano due modi conflittuali di intendere il rapporto con la politica e le istituzioni». «La strada del Pd è confusa – aggiunge Antonio Maria Ricci – con le dimissioni di Bersani non si sa chi andrà a trattare per il governo. Serve un congresso per chiarire». «Dobbiamo tornare a pensare che gli interessi del Paese vengono prima di qualunque ragionamento interno al partito – spiega Giuseppe Villani – Non penso a una scissione, non ci saranno ulteriori lacerazioni». Da Roma interviene anche Chiara Scuvera: «E' tutto da ricostruire. La nostra generazione, come sta facendo, deve assumersi la responsabilità del cambiamento, che non deve essere populista. C'è già qualcosa di nuovo. Come under 40 in Parlamento abbiamo un tavolo permanente che non ha niente a che vedere con le correnti. E' questa la strada: basta correnti, serve un Pd in cui libertà di opinione e diversità non siano un tabù». La voce di Angelo Zucchi è un misto di preoccupazione e pessimismo sul futuro del Pd: «In altre epoche sarei stato più deciso sul futuro del partito – spiega – ma oggi sono meno pronto nella risposta. Non so se il Pd ce la potrà fare. C'è ancora uno spazio di sinistra e centro sinistra, ma non sono sicuro che possa essere ancora il Pd a riempire questo spazio». Ieri sulla sua pagina Facebook il segretario regionale Maurizio Martina ha puntato il dito contro le primarie «che hanno prodotto un abbassamento del livello di tenuta e responsabilità degli eletti». Colpa dei nuovi? Affermazione che trova d'accordo Zucchi («è il partito che deve scegliere la sua classe dirigente») ma anche Carlo Porcari: «E' mancata la consapevolezza del ruolo, dei vecchi e dei nuovi – spiega – Il Pd non so se ce la farà, va ricostruito nelle fondamenta». @MariannaBruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA