«Stringevamo, ma lui si rialzava»
ROMA Sono le 2,15 della notte tra domenica e lunedì quando F. e A. cominciano a raccontare ai carabinieri di Pordenone il delitto di Mirco Sacher. Sono lucide, non si rimpallano le responsabilità. «Lo abbiano ucciso insieme» dicono, sentite separatamente dai militari. E il resoconto di quella mezza giornata che ha cambiato la loro vita è un racconto tragico che a volte appare perfino inverosimile. Ma per i carabinieri e gli uomini della squadra mobile di Udine, le due ragazze dicono la verità. O almeno, parte della verità. La prima ad essere ascoltata è la ragazzina che ha guidato la Fiat Punto di Sacher a 150 all'ora sull'autostrada verso Venezia. «Preciso che non ho mai guidato in vita mia, per trovare l'autostrada ho girato un po'. Infatti all'inizio ho preso quella in direzione Tarvisio e poi sono tornata indietro». Poi descrive quella mattina con Sacher e la sua amica. «Abbiamo pranzato con lui. Eravamo solo noi tre. Verso le 13,50 ha detto che doveva andare via, ma che ci avrebbe accompagnato vicino alla stazione». Mentre sono in macchina, secondo il verbale, Sacher cambia idea e dice alle ragazzine: «No aspettate, venite un attimo con me» e si dirige verso quel campo di Buttrio dove si consuma il delitto. Continua la ragazzina: «Lì Mirco ha cominciato a toccare X. Io ero seduta dietro e non so dove, ma lei ha detto 'Lasciami!' ed è uscita bruscamente all'auto. Sono uscita anch'io ed è sceso anche Mirco. X gli ha chiesto perché fossimo lì. Lui ha risposto che si era fermato perchè voleva parlare un po'. Poi, scherzando tentava di portarci verso di lui». Improvvisa scoppia la tragedia. «Ricordo che ad un certo punto Mirco ha sbattuto la testa di X contro un palo. Abbiamo cominciato a dargli pugni per difenderci. Ci siamo trovati a terra e lui continuava a cercare di trattenerci. Ha morso X sul seno sinistro, ma non ne sono sicura. Dopo questo ci siamo ritrovate entrambe a tenergli il collo nel tentativo di fermarlo. Poi lui ha smesso di respirare, abbiamo avuto paura e siamo scappate». L'altra ragazzina ha perso la madre quando aveva tre anni, il padre insegna nella sua stessa scuola. Sempre nella notte ai carabinieri confessa: «Ha detto che voleva parlare, ma ha iniziato a provarci. Mi ha poggiato le mani sulle gambe, mi ha toccato il seno . Io cercavo di allontanarlo, ma lui insisteva. Così sono scesa dall'auto e anche Y che era seduta dietro. Anche lui è sceso e ha continuato a toccarci. Noi gli urlavamo di smetterla, ma lui insisteva. Ad un certo punto mi ha preso la testa e l'ha sbattuta contro un palo. Mi sono arrabbiata e l'ho buttato a terra. Y gli è saltata addosso ed io anche. Ma lui cercava di alzarsi, così l'ho bloccato con le mani a terra. Y l'ha preso per il collo. Stringevamo. Non pensavamo di stringere troppo forte perché lui continuava a parlare. Quando siamo scappate, però mi ricordo che era viola in faccia».