Il Golden Gala e un museo per Mennea
ROMA Pietro Mennea non è rimasto solo all'ultimo traguardo, attraversato immobile dopo un'esistenza di corsa, sempre nel timore di non fare abbastanza nello sport, nel lavoro o nel sociale. Il campione azzurro è uscito di scena circondato da chi gli ha voluto bene e da chi lo ammirava, nella basilica romana di Santa Sabina. Una cerimonia funebre solenne e rigorosa come sarebbe piaciuta a lui, officiata da padre Antonio Truda, che tanti anni fa lo unì in matrimonio con Manuela e martedì gli ha imposto l'ultima benedizione. «Non era tutto vero quello che dicevi, che quando si spengono le luci della ribalta non ti considerano; guarda: ci sono tante persone che ti vogliono bene», ha proseguito, abbassando lo sguardo sulla bara. A circondare in un abbraccio l'olimpionico scomparso a 61 anni, stroncato da un tumore, c'era tanta gente. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha preso un impegno solenne: «Tutti i valori che ti hanno guidato in vita vanno trasmessi a più giovani. Un tuo desiderio era raccogliere i tuoi ricordi sportivi in un museo. Con Alfio Giomi (presidente Fidal) pensiamo di poterlo realizzare allo Stadio dei Marmi». Malagò ha poi annunciato che il «Golden Gala» di Roma diventerà «Memorial Mennea». Un applauso ha accolto le parole di Gianni Minà, che ha paragonato Mennea a Muhammad Alì.