Boldrini e Grasso: via metà stipendio

ROMA Detto e fatto. I nuovi presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, si riducono della metà i rispettivi stipendi comprendendovi anche indennità di ogni tipo. Non solo, rinunciano ad appartamenti e tagliano anche auto e scorte. Un esempio e un segnale fortissimo di inversione di tendenza nel Palazzo. «Fatte salve le indennità irrinunciabili, ho deciso di tagliare tutto il resto (diaria, rimborso spese generali e rimborso spese per l'esercizio del mandato)» dello stipendio, «passando da 18.600 euro netti a circa 9.000 euro netti». Annuncia Pietro Grasso. Un taglio più profondo del 30% di cui avevano parlato qualche giorno fa, perfettamente in linea con la sfida lanciata da Grillo. «Stamattina - scrive il presidente del Senato in una nota - leggendo i giornali ho visto che a seguito dei tagli annunciati alle spese del Parlamento si è scatenata una rincorsa di cifre: tante e tutte diverse». «Su base annua», aggiunge poi la nota, questo significa un risparmio complessivo di 111.960 euro su 223.169,76». Non solo. «Rinuncio anche agli appartamenti e agli autisti - aggiunge Grasso - mentre per la scorta, che per me a partire dal maxiprocesso non è stata un privilegio ma una dolorosa necessità, ho stabilito di dimezzare quella prevista dal Ministero dell'Interno per il Presidente del Senato». Infine, «riguardo il costo complessivo lordo del Gabinetto del Presidente e del fondo consulenza, che ammonta attualmente a quasi un milione e mezzo di euro l'anno, ho voluto applicare un taglio del 50%, con un risparmio annuo di circa 750.000 euro. Il risparmio complessivo sarà quindi di circa 861.960 euro l'anno». «Stesso discorso per Laura Boldrini che in una lettera al Segretario generale della Camera ha chiesto la riduzione dei suoi compensi e benefit. «Rinunzio all'uso dell'alloggio di servizio e al rimborso delle spese accessorie di viaggio e telefoniche - ha scritto la presidente. Inoltre, domando che l'indennità di funzione connessa alla carica di Presidente della Camera dei Deputati e il mio rimborso delle spese per l'esercizio del mandato parlamentare siano ridotti della metà». Senato e Camera ieri hanno intanto eletto i rispettivi quattro vicepresidenti e i tre questori che costituiscono a tutti gli effetti i Consigli di amministrazione dei due rami del Parlamento. La novità sta nell'elezione, grazie alla rinuncia degli altri partiti, di un deputato di M5S a vicepresidente della Camera e di una senatrice tra i questori. Il Movimento che si presenta come anti-sistema, ha così deciso di assumere dei ruoli istituzionali. I nuovi vicepresidenti della Camera sono Maurizio Lupi del Pdl, Marina Sereni e Roberto Giachetti del Pd, e il 5 Stelle Luigi Di Maio. 27 anni, studente fuori corso di giurisprudenza. Insieme ai suoi tre colleghi, e a Boldrini, dovrà essere garante in aula di tutti i gruppi, compresi quelli degli odiati «partiti». I questori, cioè il Cda della Camera, saranno il Pd Paolo Fontanelli, Gregorio Fontana del Pdl, e l'ex magistrato Stefano D'Ambruoso, di Scelta Civica. Sel ha votato il candidato di 5 Stelle, Laura Castelli. Un questore a 5 Stelle ci sarà invece al Senato, e sarà Laura Bottici, eletta con i voti del Pd. Assieme a lei Lucio Malan (Pdl) e Antonio De Poli (Sc). I quattro vicepresidenti a Palazzo Madama saranno Maurizio Gasparri (Pdl), Valeria Fedeli (Pd), Roberto Calderoli (Lega) e Linda Lanzillotta (Scelta civica).