Giovanni Di Domenica e il profumo del pino ligure

PAVIA Era madido di sudore, Beppe, mentre le gambe smilze, ma ancora nerborute, trascinavano, lui e la sua Legnano, arrugginita e sorprendentemente ancora funzionante, lungo l'interminabile "Costa" che da San Bartolomeo Al Mare conduce a Servu. Le bestemmie che ad ogni pedalata avrebbe avuto voglia di vomitare, gli restavano strozzate in gola dall' immagine degli occhi di Anna, la sua Annuccia. Avrebbe potuto dimenticare la forma della bocca fine, del naso stretto e delicato, persino i seni acerbi e le gambe castigate da gonne materne troppo lunghe si sarebbero potuti confondere nei suoi pensieri, perché quattro anni di prigionia sono tanti, troppi, ma gli occhi no, non poteva. Quel cavallo a due ruote, premio adolescenziale, ricevuto da Don Vincenzo per la vittoria nella corsa podistica organizzata dall'oratorio il giorno di San Giovanni, che con Coppi in sella diventava un razzo, lo avrebbe voluto anche dopo Alamein, per attraversare il Deserto e correre da lei. Nel ‘ 42 erano cambiati i padroni, ora avevano i baffetti e la divisa Kaki di sua maestà, non avevano più la croce uncinata, ma la musica era la stessa: si ingoiava merda. Adesso, però, non contava più , erano importanti solo la sua Legnano azzurro sbiadito e Anna. La fatica non impediva che nella sua mente si rincorressero le stesse domande: «Chissà se mi ha aspettato? Si sarà sposata, avrà avuto dei figli? Magari sentendo quel familiare cigolio di pedali si affaccerà al balcone». Beppe, forse si illudeva, ma si sa che il profumo del pino ligure a tarda sera può annebbiare la mente. Giovanni Di Domenica