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PARIGI Grattacapi giudiziari in arrivo dalla Francia per la direttrice generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde. La sua casa parigina è stata perquisita ieri mattina, nell'ambito dell'inchiesta su un suo presunto abuso di potere ai tempi in cui era ancora ministro dell'Economia francese. L'inchiesta, per ora a carico di ignoti, riguarda le modalità con cui è stato risolto il lungo contenzioso tra l'uomo d'affari marsigliese Bernard Tapie e la banca Credit Lyonnais (Lcl), di proprietà pubblica al tempo dei fatti contestati. Un caso iniziato negli anni Novanta, centrato sulla consulenza che la banca diede all'imprenditore nelle trattative per la vendita del marchio Adidas, e in particolare sul fatto che l'istituto prima acquistò la società da Tapie, per poi cederla di nuovo a un prezzo ben più elevato. Cosa che portò a Tapie a denunciarne i vertici per condotta fraudolenta. Per garantire una soluzione più rapida alla vicenda, nel 2008 la Lagarde decise di affidare la sentenza sul caso a un tribunale arbitrale e non a uno ordinario, sollecitata forse, dicono i suoi detrattori, dall'allora presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, di cui Tapie era amico e sostenitore politico. Il risultato fu un verdetto favorevole a Tapie, a cui i giudici arbitri decisero di accordare un risarcimento di 403 milioni di euro, riconoscendo che Lcl aveva agito in modo scorretto. L'inchiesta odierna non riguarda però il merito della sentenza, ma piuttosto la decisione della Lagarde di passare dall'iter normale a quello arbitrale, e puntano a determinare se si sia trattato di un atto legittimo o di un abuso del suo potere ministeriale.