Lo scontro sui marò Ambasciatore italiano bloccato in India

ROMA La nota diramata a tutti gli aeroporti indiani è chiara: l'ambasciatore italiano non deve lasciare il Paese. Sta prendendo contorni sempre più gravi la crisi tra Italia e India dopo il mancato rientro a New Delhi dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di omicidio, per decisione del governo italiano. Il ministero dell'Interno indiano ha allertato ieri tutti gli scali del Paese avvertendoli della restrizione imposta dalla Corte Suprema all'ambasciatore Daniele Mancini in quanto avrebbe «violato» una dichiarazione giurata con la quale si impegnava a far rientrare i due fucilieri dopo il permesso di 4 settimane, concesso in occasione delle elezioni italiane, che sarebbe dovuto scadere il 23 marzo. L'impressione, è che New Delhi voglia dare un segnale forte per placare l'opposizione interna, pur consapevole di non poter limitare la libertà di movimento del diplomatico italiano che è garantita dalla Convenzione di Vienna e che viene rispettata persino in situazioni di guerra. Non appare casuale che la maggior parte degli «annunci» in arrivo da New Delhi provengano da fonti anonime e che nessun esponente di governo si esponga a minacciare iniziative che violano i trattati internazionali. «L'ambasciatore italiano si può muovere liberamente e non può essere arrestato in quanto gode di immunità diplomatica» ha infatti dichiarato oggi il ministro indiano degli Esteri Salman Khurshid. L'India cerca però anche altre strade: starebbe riesaminando il ventaglio delle relazioni con l'Italia e valutando la possibilità di ridimensionare la sua presenza diplomatica a Roma. New Delhi ha tra l'altro già congelato l'arrivo del nuovo ambasciatore a Roma, Basant Kumar Gupta, la cui partenza per l'Italia era prevista per ieri. «Ci saranno inevitabilmente ripercussioni sulle relazioni bilaterali» e tra le misure potrebbe esserci anche una revisione del regime dei visti dei cittadini italiani: ha poi detto una fonte autorevole del ministero degli Esteri indiano. Intanto la rappresentante della politica estera Ue Catherine Ashton «continua a sperare che una soluzione accettabile reciprocamente possa essere trovata attraverso un negoziato», mentre i ministri Terzi, Severino e Di Paola hanno ieri assicurato a Napolitano che il Governo si sta adoperando per una composizione amichevole del caso. E se per il Sndmae, il sindacato dei diplomatici italiani, l'India viola la Convenzione di Vienna in quanto tiene in ostaggio l'ambasciatore Mancini, dal canto suo la Farnesina «raccomanda ai connazionali presenti nell'area di mantenere un atteggiamento sempre vigile e prudente e di tenersi lontani da eventuali assembramenti». (m.v.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA