Renzi riunisce i suoi si lavora al programma

di Maria Berlinguer wROMA Il Pd si asterrà nelle prime votazioni per le presidenze della Camera e del Senato anche se, come ammette lo stesso Pier Luigi Bersani, la proposta di «corresponsabilità» non è stata accolta da altre forze politiche. Dunque passa la linea del segretario di cercare fino all'ultimo un accordo con il Movimento 5 stelle. Ma i democrat arrivano al primo appuntamento con la nuova legislatura in ordine sparso e Matteo Renzi nel pomeriggio riunisce per la prima volta la sua pattuglia di parlamentari per anticipargli il suo programma elettorale. Dai renziani per ora non parte l'affondo contro Bersani. «Noi restiamo leali», ribadisce per l'ennesima volta il sindaco di Firenze. Nella riunione fiume dei senatori e dei deputati renziani la questione delle cariche istituzionali non è all'ordine del giorno. «La linea è quella di stare alla larga da questa trattativa perché c'è chi la sta gestendo: il segretario e il gruppo dirigente, non ci si può chiedere quali siano le soluzioni», spiega Paolo Gentiloni lasciando il Centro congresso Cavour in serata. Quanto a Renzi, il sindaco ha confermato che se si andrà a elezioni anticipate lui si candiderà alla premiership con un programma puntato fortemente sul lavoro e sulla crescita. L'agenda Renzi però questa volta non sarà quella di Pietro Ichino né, ovviamente, quella di Bersani. I renziani confermano però di non apprezzare il corteggiamento del segretario a Grillo. «Servono presidenti rappresentativi di tutti e autorevoli, non si gioca con le istituzioni» avverte Graziano Delrio, presidente dell'Anci e sindaco di reggio Emilia. La «fronda Renzi, negata dai fedelissimi del primo cittadino di Firenze, non è la sola a intralciare il percorso già accidentato di Bersani. E' la stessa maggioranza del segretario questa volta a scricchiolare. Nel Pd c'è chi preme per passare subito alla votazione di Dario Franceschini alla presidenza della Camera, evitando trattative fallimentari con i grillini. Ma anche in questo caso non c'è unanimità. Ieri, contemporaneamente alla riunione dei renziani, anche i «giovani turchi» hanno fatto il punto sulla situazione politica alla vigilia dell'apertura delle Camere. «Una presidenza di Camera deve andare al Movimento 5 Stelle» la posizione rilanciata dai dirigenti più vicini al segretario. Ovviamente resta in campo anche l'opzione di votare un candidato democratico in entrambe le Camere se non fosse possibile trovare alcuna intesa con i grillini. Dai giovani turchi però sarebbe partito un veto sulla scelta di Franceschini alla Camera e di Anna Finocchiaro al Senato perché serve un segnale di rinnovamento. ©RIPRODUZIONE RISERVATA