L'ingovernabilità ci è già costata 22 milioni
di Andrea Di Stefano wMILANO Ventidue milioni di euro. L'instabilità uscita dalle urne ha già un costo immediatamente misurabile: il collocamento degli 8,75 miliardi di Bot semestrali è costato al Tesoro circa 22 milioni di euro di interessi in più rispetto a quanto avrebbe pagato al tasso dello 0,731% corrisposto a gennaio su un'emissione di titoli analoghi. Gli interessi sull'emissione ammontano a circa 54 milioni (il tasso dell'1,237% è annuale ma i Bot emessi scadono tra sei mesi), mentre al tasso dello 0,731% il Tesoro avrebbe dovuto pagare in interessi solo 32 milioni di euro circa. Altri soldi avrebbe potuto costare un impatto sul rating italiano, ma Standard & Poor's esclude, per ora, «un impatto immediato sul rating dell'Italia». Tra gli analisti c'è notevole apprensione per le prossime aste del debito pubblico, già a partire da oggi: il Tesoro collocherà tra 3 e 4 miliardi di euro di titoli a scadenza maggio 2023 e cedola 4,5% e tra 1,75 e 2,5 miliardi di Btp al novembre 2017 e cedola 3,5%. Secondo gli analisti di Unicredit l'asta vedrà un aggravio dei rendimenti per il Tesoro di 65-75 punti base rispetto ai rendimenti spuntati nelle aste di gennaio, quando l'Italia aveva collocato Btp a 5 anni al 2,94% con un domanda di 1,3 volte e Btp a 10 anni al 4,17% con un rapporto tra domanda e offerta di 1,32 volte. Il fantasma di uno stallo istituzionale ha appesantito di molto il mercato mentre cresce la domanda degli analisti di un governissimo. «L'asta è arrivata in un momento molto difficile. L'elezione ha prodotto un Parlamento spaccato, spingendo il mercato verso un'avversione al rischio e mettendo i Btp sotto pressione» ha sottolineato Chiara Cremonesi, analista di Unicredit. «L'asta dei Bot di ieri mattina ha lanciato un segnale moderatamente incoraggiante. Tuttavia il vero test arriverà con le aste odierne». Per la prima volta da fine dicembre, il rendimento del 2 anni è salito sopra il 2%, da una chiusura di lunedì a 1,699%. La correlazione è rapida e immediata: l'ingovernabilità dell'Italia decretata dalle elezioni aumenta il rischio Paese e, naturalmente, i principali custodi dei titoli di Stato cioè gli istituti di credito italiani. Il tracollo dei titoli bancari, così come il boom di lunedì dopo i primi exit pool, lo rimarca. L'impennata dello spread tra Btp decennali e Bund tedeschi ha travolto le banche a Piazza Affari: gli istituti di credito italiani hanno in bilancio 327 miliardi di BTp per cui quando salgono i prezzi dei BTp, per gli istituti di credito che hanno la pancia piena significa realizzare plusvalenze, ma se scendono avviene l'esatto contrario. Inoltre la situazione di incertezza che si è venuta a creare rischia di aumentare in prospettiva i dubbi sullo stato reale dell'economia italiana. ©RIPRODUZIONE RISERVATA