Ingorgo, Napolitano non può sciogliere
ROMA Un ingorgo politico-istituzionale da far tremare i polsi a chiunque. Quello che si sta materializzando fra Parlamento e Quirinale è probabilmente il peggior incubo che Giorgio Napolitano abbia mai immaginato. Per ora dal Colle trapela un «riserbo assoluto» in attesa di dati definitivi che rendano possibile una analisi ragionata del voto. Ma già da ora è evidente che al capo dello Stato toccherà l'arduo tentativo di sbrogliare l'intricataa matassa. Non a caso negli ultimi mesi il capo dello Stato si era sgolato per far rottamare il Porcellum, aveva avvertito in tutti i modi che il sistema si sarebbe potuto "impallare" portando a due maggioranze diverse tra Camera e Senato. A questo punto bisognerà tenere presente, oltre ai nodi politici, anche l'agenda istituzionale. Perché il mandato di Napolitano sta scadendo, si esaurirà per la precisione il 16 maggio, e secondo quanto previsto dalla Costituzione il 16 aprile dovrà essere convocata l'assemblea (Camera, Senato e rappresentanti regionali) per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Le nuove Camere saranno invece convocate il 14 marzo. Napolitano ha quindi un mese di tempo per tentare di dare un governo all'Italia. Con tutta probabilità darà l'incarico al capo della coalizione che ha ricevuto la maggioranza dei consensi, quindi a Bersani. Il problema nascerà se, come è possibile se non probabile, Bersani dovesse constatare che in Parlamento non c'è una maggioranza possibile. Che fare a quel punto? In teoria si potrebbe tornare a votare, ma il presidente della Repubblica negli ultimi 6 mesi del suo mandato non può sciogliere le Camere. Ecco l'ingorgo istituzionale e il rischio paralisi di un Paese senza governo e senza la possibilità di tornare a votare (senza contare il disastro che nel frattempo si potrebbe consumare sui mercati). La sola soluzione possibile, almeno in astratto, a quel punto sarebbe che Napolitano, una volta constata la mancanza di una maggioranza, si dimetta. A quel punto le Camere dovrebbero eleggere il nuovo capo dello Stato che sarebbe in grado, se necessario, di sciogliere il Parlamento e far tornare il Paese alle urne. Nel frattempo da oggi Napolitano sarà in Germania, preceduto, come è sicuro, dalle incertezze e dalle preoccupazioni suscitate dal voto italiano.