I propositi di Maroni «Cambio il fisco e sconfiggo la mafia»
di Fabrizio Guerrini wPAVIA Onorevole Maroni, partiamo dalle tasse. Lei promette: via l'Irap E la creazione di una no tax area in Lombardia per nuove aziende e per chi offre lavoro. Conti alla mano, proprio sicuro di riuscirci? «Certo: così come sono sicuto di cambiare il sistema di riscossione tributi. Basta con Equitalia e con il sistema di pignoramenti repressivi: faremo un ente regionale che riscuoterà anche la tasse statali». Mica poco, ma con che tempi e, soprattutto con quali risorse? «Entro fine della legislatura. Anzi, le faremo nei primi nei primi 75 giorni: come la percentuale di tasse che terremo in Regione per finanziare questo sforzo a favore di imprese e famiglie». A Roma solo il 25 per cento: non crede che al governo avrebbero da ridire anche se vincesse il suo centrodestra? «E cosa mai dovrebbero dire? Nel programma nazionale del centrodestra c'è sia il fattore 75 per cento, sia la macroregione. Veneto, Friuli, Piemonte e Lombardia hanno già il loro protocollo d'intesa. L'unione fa la forza anche nei confronti di Roma». Bobo Maroni, il ministro di ferro anti-mafia: un'etichetta che le piace, ma impegnativva. Nella sua Lombardia la mafia è arrivata e fa affari d'oro, come dimostrano anche le inchieste di Pavia. Lei da dove partirebbe per fare guerra al sistema mafia? «Premessa: io so di cosa parlo, quando parlo di mafia. Poi ci sono i professionisti dell'antimafia e sono altra roba. Comunque, al sodo: a Milano da ministro, ho istituito, in prefettura, un gruppo speciale per indagare sulle infiltrazioni mafiose nell'Expo. E' un modello che voglio seguire: farò qualcosa di molto simile in Regione. Si partirà dall'Expo, ma io voglio demafistizzare tutta la Lombardia, Pavia inclusa. Ma ho anche un'altra idea. Tipo? «Tipo coinvolgere le associazioni di categoria come accade già con Assolombarda. Le aziende in crisi di credito, e sono tante, prima vanno in banca. Porte chiuse: allora si fa avanti la malavita che presta soldi a tassi criminali. Dobbiamo attivare subito un Sos Aziende; chi è in difficoltà deve sapere chi chiamare. Serve immediatamente un patto tra Regione, banche e associazioni per non lasciare l'imprenditore alle prese con la finanza mafiosa». Cambio d'orizzonti: salute, Broni, l'amianto. Bonifica da finire e l'impegno per la lotta al mesotelioma. Lei che dice? «Dico che si deve andare avanti e presto: bonifica e controlli sanitari. Tutto a carico della Regione, ma coinvolgendo tutte le forze locali. Per me sarà importante questo metodo: si lavora insieme». Broni-Mortara: da governatore che farà: lascia il progetto o raddoppia, dalla carta all'asfalto? «La Broni-Mortara si deve fare e si farà. Capisco le implicazioni ambientali e territoriali, ma è un tracciato strategico per l'economia lombarda. Non si può rinunciarci». Incarichi futuri: lei avrebbe voluto il sindaco formattatore di Pavia come vicepresidente in pectore. Poi il Pdl ha mugugnato. E ora? «Ora, confermo e rilancio: per lui ho in mente qualcosa di più importante». Ci dice cosa? «A Sirmione abbiano firmato l'accordo sulla macroregione. C'erano i sindaci, c'era Cattaneo, vicepresidente Anci. Con Maroni Governatore, lui avrà l'incarico di gestire il rapporto tra Comuni e Regione. Per me questo è più importante di un assessorato: la Regione sarà il vero tramite tra il governo e gli enti locali. E in Regione sarà Cattaneo a gestire il rapporto Regione-Comuni a partire dal patto di stabilità». C'è un altro pavese nella sua agenda di assessori papabili: Angelo Melazzini, attuale assessore alla sanità e candidato Pdl non senza screzi locali. Cambiato idea? «Assolutamente no. Melazzini sta lavorando bene: Lo confermerei al suo posto». Torniamo in campagna elettorale. L'altra sera Beppe Grillo era a Pavia. Folla e vibrazioni. Lei crede, o teme, che Grillo diventi nell'immaginario popolare, il Bossi del terzo millennio? «Non scherziamo. Grillo cavalca l'antipolitica senza lo straccio di un programma. Bossi era un antipolitico con un programma ben preciso. Un programma nordista. La differenza è grossa: Grillo è un un arruolato dall'antipolitica che sarà divorato dalla tigre dell'antipolitica». Si vedrà. Intanto lei, onorevole Maroni, ha ancora la mitica ramazza tra le mani, quella per far pulizia nella Lega ? « La tengo ben stretta. Continuerem a fare pulizia di chi non rispetta il nostro codice deontologico». Proprio certo che le mele marce non sono in corsa per un posto in Regione o altrove? «Abbiamo valutato con attenzione caso per caso senza lasciarci influenzare da nessun fattore esterno. E, comunque, lo ripeto una volta per tutte. Io sono la garanzia vivente che l'onestà è il principio ispiratore del fare politica. Per cui so come vigilare e quando usare la ramazza. Tranquilli: non l'ho messa via».