Fine pena per Andraous i giudici firmano la libertà

Lettere ai familiari delle vittime, all'Arma dei carabinieri, alla polizia locale di Milano e alla polizia penitenziaria. Lettere in cui Vincenzo Andraous chiede perdono e offre la sua disponibilità a riparare i danni versando il quinto dello stipendio sul conto corrente "pro vittime Andraous". «Se la somma raccolta su questo conto non sarà richiesta dalle parti offese – spiega il suo avvocato Maria Teresa Zampogna – verrà devoluta ad associazioni che si occupano dell'assistenza alle vittime e a familiari di vittime di azioni criminali». I giudici, comunque, tenuto conto che «nessuna cifra potrà mai compensare i danni subiti dalle vittime e dai loro parenti», chiedono che di Andraous sia «valorizzato l'impegno costante nel sociale in favore delle fasce più deboli e la testimonianza di vita che egli spende nei confronti dei giovani e degli studenti con intenti di prevenzione, affinché costoro possano comprendere il baratro della violenza, della droga e del carcere». di Maria Fiore wPAVIA Cinque ergastoli, poi riuniti in uno, e 30 anni di carcere per sei omicidi, rapine a mano armata ed estorsioni. Ma per Vincenzo Andraous, 58 anni, di cui 26 trascorsi in carcere, non sarà «fine pena mai». Il "boia delle carceri" diventato "poeta" nei bracci di isolamento, da anni impegnato in un percorso personale e a fianco dei giovani e dei disagiati, ha ottenuto dai giudici del tribunale di sorveglianza di Milano la libertà condizionale. Cinque anni fa era stata respinta la sua domanda di grazia. Aveva però ottenuto diversi permessi premi e, nel 2001, la semilibertà. Di giorno impegnato con la Casa del giovane – dove è tutor di progetti che danno la possibilità ai condannati di scontare la loro pena al servizio degli altri e dove Andraous avrà domicilio – e di notte in cella. I giudici hanno ripercorso le tappe del suo ravvedimento, passato attraverso l'esperienza del Collettivo verde con i detenuti del carcere di Voghera, e, sulla base di questo percorso e delle offerte di risarcimento danni alle vittime, hanno firmato il provvedimento libera Andraous anche dall'obbligo di tornare in carcere alla sera. «Preferisco non commentare la decisione del tribunale – si limita a dire Andraous –. Una nuova vita? La mia nuova vita dura da almeno 15 anni ed è all'interno della Casa del giovane, come volontario. La mia intenzione è proseguire su questa strada. Non commento il provvedimento perché non voglio che ci siano speculazioni di nessun tipo». I giudici, nonostante la decisione finale, non gli fanno sconti. Mettono in fila i delitti commessi negli anni Settanta, gli anni della mala milanese e delle rapine agli istituti di credito, quando Andraous si distinse, dicono i giudici, per la «fredda ferocia e la diabolica precisione con cui, in almeno due occasioni, non ha esitato a sacrificare vite umane per sottrarsi alla cattura». I magistrati citano la rapina all'istituto bancario di Milano, a marzo del 1977, finita nel sangue. Durante la sparatoria Andraous entrò nel negozio di parrucchiera di Ada Fornaro da cui uscì facendosi scudo con la donna presa in ostaggio, rimasta uccisa. E gli omicidi di Francis Turatello e Massimo Loi, avvenuti in carcere. A questo capitolo ne segue un altro, ugualmente corposo. E' quello, appunto, dell'impegno di Andraous nel volontariato, della sua attività nelle scuole, negli oratori, nei centri giovanili, della sua attività letteraria. A questo capitolo il suo avvocato, Maria Teresa Zampogna, allega la perizia psicologica del professore Marco Lagazzi, secondo cui «la personalità di Andraous si è evoluta attraverso un profondo e complesso processo di revisione critica e di comprensione della realtà. L'attuale pericolosità del soggetto quindi è analoga a quella di chiunque noi». Con in più «il fattore freno rivestito dalla consapevolezza del passato e dalla scelta razionale emotiva del rifiuto» di ogni violenza. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA