Monti: «Dopo il voto unità dei riformisti»

di Maria Rosa Tomasello wROMA La lista al Senato si fa ancora attendere (dovrebbe essere presentata oggi), ma risolte le tensioni tra Udc e ItaliaFutura il Professore è di buon umore e non perde l'occasione di scherzare su uno dei suoi bersagli preferiti: «Ma davvero Stefano Fassina (il responsabile economico del Pd, ndr) non è onorevole? È così presente nel dibattito... I bocconiani hanno la capacità di influenzare anche le sedi in cui non siedono». Ospite a Orvieto dell'associazione liberal del Pd "Libertà Eguale", Mario Monti auspica «qualunque sia l'esito delle prossime elezioni» la cooperazione «tra i punti riformisti che esistono più o meno in tutti i partiti», mentre Fassina e il leader di Sel Nichi Vendola rappresentano «esplicite forme di conservatorismo» rispetto a uomini come Pierferdinando Casini e Italo Bocchino, esponenti di Udc e Fli, ovvero «la componente che ha creato meno difficoltà alle riforme strutturali». È questa la nuova alternanza: tra riformisti e conservatori per il premier «salito in politica», le vecchie categorie sono superate: «A chi dice che la politica europea deve somigliare di più a quella nazionale io rispondo: Dio ce ne scampi e liberi» sostiene, denunciando «la crescente inadeguatezza degli schemi classici, compreso l'asse destra-sinistra», mentre «c'è un grande lavoro da fare per evitare che prosperino populismi infondati nei Paesi creditori». È concluso intanto il grande lavoro di limatura necessario per partorire la lista dei candidati al Senato, dopo che venerdì erano stati ufficializzati i nomi in corsa per la Camera. Lo annuncia Casini al termine della vertice a Montecitorio tra Monti, Casini e il leader di Fli Gianfranco Fini: «Le liste le abbiamo già chiuse. Abbiamo parlato di politica, siamo in campagna elettorale». «Non sono giorni di candidature, ma di riflessione sul programma e sul futuro» spiega il ministro Andrea Riccardi, presente all'incontro. Ma anche tra i montiani non mancano i malumori: dopo che venerdì il segretario Udc Lorenzo Cesa ha minacciato di dimettersi e far saltare l'intesa sul Senato, annuncia di essere rimasto fuori l'ex deputato del Pdl Roberto Antonione, che parla di «scelte molto discutibili»: «I criteri usati sono molto strani, in contrasto con quel che avrebbe dovuto essere a detta di Monti un nuovo modo di intendere la politica». In Friuli rinuncia Paolo Ciani, coordinatore regionale di Fli, indagato nell'ambito di una inchiesta sulla bonifica della laguna di Grado e Marano: una decisione presa per evitare «strumentalizzazioni» dopo che alcuni dirigenti regionali del partito si erano dimessi per protestare contro la sua candidatura. Resta in lista solo per 24 ore, invece, Silvia Pasinato, sindaco di Cassola, Vicenza: ieri ha accettato di accasarsi con il Pdl. ©RIPRODUZIONE RISERVATA