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di Natalia Andreani winviata all'ISOLA DEL GIGLIO E' una piccola cittadella galleggiante quella che sorge attorno al relitto della Costa Concordia un anno dopo il naufragio nelle acque del Giglio. Gru e piattaforme affiancano il gigante sdraiato sul fianco di dritta in un andirivieni di mezzi che fanno la spola tra il cantiere e il porto. Per i gigliesi oggi è il giorno della memoria, il giorno dedicato al ricordo delle vittime e di quel disastro che la notte del 13 gennaio ha sconvolto l'isola. Non è il giorno delle polemiche. Ma quei trecento metri di nave sono sempre là, a un passo dal porto, a 25 metri dagli scogli di Punta Gabbianara. Tredici ponti per 112mila tonnellate di stazza. Una montagna di ferro già intaccato dalla ruggine che bisogna portare via al più presto mentre i tempi per la rimozione slittano e i costi lievitano assieme agli imprevisti e alle difficoltà tecniche. Le certezze dei mesi scorsi - il progetto è stato approvato a maggio - non sono più tali. La data entro la quale gli ingegneri di Titan Micoperi (il consorzio italo-americano cui è stata affidata l'impresa) dovrebbero riportare la nave in galleggiamento varia ora fra luglio e fine settembre, ma tra gli addetti ai lavori c'è anche chi ipotizza novembre. «Dipenderà dal mare», dice cauto il prefetto Franco Gabrielli, capo della Protezione civile, spiegando che le condizioni meteo, nei tre scenari considerati, potrebbero impedire di lavorare in sicurezza per 15 giorni, per 30 o anche per 45. Su una cosa invece Gabrielli non ha dubbi: la serietà dell'armatore. «Costa non ha mai fatto questioni di soldi», dice. Tanto che l'impegno a velocizzare le operazioni ha già fatto salire il budget di spesa da 300 a 400 milioni di dollari. I problemi certo non mancano. Soprattutto resta alto il rischio di provocare un grave danno ambientale durante le manovre che riporteranno in verticale la nave. Sarà una fase particolarmente delicata perché nel relitto sono rinchiusi 230mila metri cubi di acque inquinate e «un travaso avverrà di sicuro», ha detto ieri la presidente dell'Osservatorio che sorveglia i lavori, Maria Sargentini, sottolinenando la necessità di procedere con il monitoraggio e di mettere a punto un piano di interventi per contenere o mitigare eventuali effetti nefasti. Perché per ora, lo dice ancora Maria Sargentini e lo conferma Gabrielli, le acque attorono allo scafo sono di qualità accettabile. Quale sarà la portata del travaso per ora non è dato sapere. Gli ingegneri di Titan Micoperi stanno utilizzando un modello matematico per capire come si muoveranno queste enormi masse di veleni contenute nel labirintico scafo. Costa ha fatto sapere ieri che al momento del naufragio si è registrata la chiusura di duecento compartimenti stagni - non si sa se allagati o meno. E che un altro modello matetematico sta simulando le enormi forze che verranno esercitate sulla nave al momento della rotazione. «Siamo ottimisti. I calcoli fatti, e rifatti anche da Fincantieri, ci confortano. La frattura dello scafo è un'ipotesi remota», ha dichiaro nella conferenza stampa organizzata ieri sull'isola Giuseppe Porcellacchia, ingegnere e vicepresidente di Carnival, la società proprietaria di Costa Crociere. «Insomma posso dirmi sereno. Non tranquillo, ma sereno sì», gli ha fatto eco Gabrielli incontrando la popolazione per aggiornarla sullo stato dei lavori. Lavori che procedono lenti, ma nei quali sono impegnate 430 persone con il contributo di 17 aziende internazionali specializzate in vari campi e di 150 compagnie italiane chiamate a fornire materiali e servizi. Per ora il relitto che si va via via deformando è stato agganciato con dei tiranti a una palificazione in prossimità della costa e si sta costruendo il falso fondale (con speciali sacchi di cemento che saranno poi disancorati e rimossi) sul quale far ruotare la nave che è ora inclinata di 65 gradi, operazione che richiederà fra le 6 e le 10 ore, dopo giorni di preparazione. In corso di realizzazione anche i 30 cassoni di acciaio (alti come palazzi di 7-10 piani, circa 30 metri) che verranno agganciati allo scafo per farlo rigalleggiare. In tutto, calcola Titan, la Concordia dovrà sopportare il peso di trentamila tonnellate di metallo: in pratica tre volte il peso della Tour Eiffel. Ancora da completare sono poi le trivellazioni per i pali di due metri di diametro che vanno piantati a dieci metri di profondità, nel granito. Ne sono stati fatti solo sette, meno di un terzo. E se la nave tornasse in assetto, capace di essre trainata a un nodo l'ora, resta da stabilire in quale porto dovrà essere smantellata. La Regione Toscana e il ministro dell'Ambiente insistono perché sia portata a Piombino. Ma il porto dovrebbe essere dragato fino a consentire un pescaggio che sulla carta è di almeno 18 metri. La ripartizione dei costi non è chiara. E l'armatore per ora non si espone. Gabrielli pensa anche ad altro. «Lo strazio più grande per noi è non aver potuto ancora restituire alle famiglie i corpi degli ultimi due dispersi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA