Miradolo, il mistero delle due pistole
Una follia scatenata dalla gelosia. Non ci sono dubbi sul movente dell'omicidio-suicidio avvenuto a Miradolo Terme lunedì sera. A spingere Domenico Siviglia a impugnare una pistola e a sparare prima contro l'odontotecnico Fabio Facchini e poi a rivolgere l'arma contro se stesso sarebbero stati i sospetti di un tradimento della propria fidanzata con Facchini. Un movente confermato dalla stessa fidanzata dell'omicida-suicida, Marinella Locatelli. La ragazza, 33 anni, di Lodi Vecchio, ha assistito al dramma ed è quindi l'unica testimone dei fatti. La donna, che lavorava come dentista nello studio di Facchini di via Garibaldi a Miradolo Terme e aveva una relazione con Siviglia da 13 mesi, sentita dai carabinieri ha spiegato che il fidanzato era da un po' di tempo più geloso del solito, ma che era una gelosia «immotivata». La donna ha ammesso di avere avuto, in passato, una relazione con Facchini, che era però finita da tempo. Il rapporto tra loro, quindi, era solo professionale. Ma Siviglia, accecato dai dubbi, non ha fermato la sua furia. di Maria Fiore wMIRADOLO D'istinto ha provato a difendersi, ma i colpi, sparati a bruciapelo, non gli hanno dato scampo. L'autopsia sul corpo di Fabio Facchini, l'odontotecnico di 47 anni ucciso a Miradolo dal 44enne Domenico Siviglia, che dopo l'omicidio si è tolto la vita, è andata avanti per ore alla camera mortuaria dell'ospedale di Stradella. Gli accertamenti, condotti dal medico legale Luca Tajiana, sono cominciati ieri intorno alle 14 e sono proseguiti fino a tarda sera. A questo esame è affidato il chiarimento di diverse circostanze che ancora annebbiano la ricostruzione della tragedia. L'autopsia, che è stata fatta ieri anche sul corpo di Siviglia, dovrà risolvere in particolare il mistero delle pistole. Il 44enne, secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri di Stradella e Chignolo, lunedì sera è arrivato nel cortile di via Garibaldi, dove si trova lo studio di Facchini e dove lavora la sua fidanzata, Marinella Locatelli, armato di una Colt e di una 7,65. Le armi, regolarmente denunciate, sono state recuperate nel cortile dopo la tragedia. Ma è ancora da chiarire se siano state usate entrambe oppure no. Sembra quasi certo che Siviglia, nascosto dietro all'auto della fidanzata, dove ha aspettato per ore il presunto rivale in amore e la donna, abbia esploso i primi proiettili con la Colt. Facchini sarebbe stato raggiunto da almeno quattro proiettili, tre al torace e uno alla gamba. E Siviglia avrebbe poi usato altri due proiettili del caricatore contro di sé. Dettagli che solo l'autopsia, però, potrà confermare o smentire. Anche perché nel cortile di via Garibaldi sarebbero stati trovati, secondo indiscrezioni, almeno sette bossoli. E questo potrebbe voler dire che contro la vittima sono stati esplosi più proiettili. Sembra certo, invece, che Fabio Facchini abbia cercato di difendersi dall'aggressione mortale. Il corpo è stato trovato dai carabinieri in posizione fetale, proprio come se la vittima avesse cercato di proteggersi dalla scarica di proiettili. Una reazione istintiva, che non è servita a nulla. Prima dell'autopsia c'è stato anche il riconoscimento da parte dei familiari. Facchini viveva a Cerro al Lambro, in provincia di Milano, e gestiva tre studi dentistici. A Miradolo, cinque anni fa, aveva deciso di avvalersi della collaborazione di Marinella Locatelli, 33 anni di Lodi Vecchio, fidanzata da 13 mesi con Domenico Siviglia, che di professione faceva il venditore di auto alla concessionaria Castelli di Melegnano. A causare il suo folle gesto sarebbe stata la gelosia. I funerali di entrambi saranno fissati nei prossimi giorni, solo dopo il nullaosta del magistrato Roberto Valli. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA