«Partecipai al sequestro Casella»
PAVIA «Abbiamo passato anni d'oro, trattavamo in droga e partecipavamo a sequestri. Personalmente abbiamo preso parte a quello di Cesare Casella». A parlare è Rocco Marando, collaboratore di giustizia sentito ieri mattina nell'aula bunker delle Vallette dove si sta svolgendo il processo Minotauro, contro l'infiltrazione dei clan calabresi in Piemonte. Da un luogo riservato, con problemi di collegamento con l'impianto di videoconferenza, Marando, appartenente a una della 'ndrangheta, nel rispondere alle domande del pubblico ministero Roberto Sparagna e partendo dei lutti subiti in famiglia nelle faide con gli altri clan, ha ripercorso l'attività della sua famiglia a Volpiano, in provincia di Torino, tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta. Nella sua deposizione ha parlato anche del sequestro di Cesare Casella, figlio del concessionario della Citroen a Pavia, rapito all'età di 18 anni il 18 gennaio del 1988, e liberato a Natilde di Careri (Locri) dopo oltre due anni di prigionia e dietro il pagamento del riscatto, il 30 gennaio del 1990. «A quel sequestro partecipammo anche noi – ha raccontato ieri mattina il pentito in aula – perché quando c'è un sequestro vengono coinvolte tutte le famiglie». Marando ha anche precisato il ruolo ricoperto dalla sua famiglia. «Una sera – ha spiegato – sono arrivati quattro di San Luca a casa mia a Volpiano e abbiamo caricato su un camion dei mobili, lasciando uno spazio in mezzo, che serviva per trasportare Casella da Pavia alla Calabria. Con droga e sequestri – ha concluso – si facevano soldi facili. Erano tempi d'oro». (m. fio.)