«Era diventato geloso ma non ne aveva motivo»

di Maria Fiore wMIRADOLO «Sì, era geloso. Da un po' di tempo più del solito. Ma non è mai stato violento e non potevo immaginare che arrivasse a tanto». Marinella Locatelli, la fidanzata di Domenico Siviglia, prova a ripercorrere con i carabinieri, ancora sotto choc, le ragioni del delirio. Di quella follia che ha spinto l'uomo con cui da 13 mesi condivideva desideri, speranze e forse un progetto di vita, a impugnare due pistole e ammazzare Fabio Facchini, titolare dello studio di via Garibaldi a Miradolo in cui la ragazza, odontoiatra, lavorava come socia. Marinella Locatelli, che vive a Lodi Vecchio con i genitori e una sorella più giovane, in una villetta a pochi metri dal centro del paese, è stata risparmiata dalla follia del fidanzato. «Ma è come se fossi morta anch'io», ha sussurrato in lacrime ai carabinieri. Che per tutta la notte hanno provato a verificare, sondare e approfondire il movente della tragedia. Un movente senza dubbio a sfondo passionale. Domenico Siviglia, rivenditore d'auto alla Castelli di Melegnano e «dipendente modello», come lo definiscono i suo stessi colleghi di lavoro, sarebbe stato accecato dalla gelosia, dal sospetto di un tradimento, dai dubbi che lo tormentavano da tanto, troppo tempo. E che avrebbero trovato uno sfogo tragico lunedì sera, davanti allo studio dentistico dell'uomo che era ormai diventato il suo rivale. Una gelosia a quanto pare «immotivata», secondo quanto riferito dalla stessa ragazza. L'odontoiatra avrebbe spiegato ai carabinieri di avere avuto in passato una relazione con Facchini. Una storia finita però da tempo. Ha parlato di un rapporto «solo professionale» e quindi di una gelosia, da parte del fidanzato, che non aveva ragione d'essere. Domenico Siviglia, però, aveva nell'animo rabbia e frustrazione. Cosa abbia fatto scattare la molla non è chiaro. Fatto sta che lunedì Siviglia avrebbe accompagnato la fidanzata nello studio di Miradolo e poi avrebbe aspettato fino a sera. Alle 20,30, nel cortile di via Garibaldi, il risentimento che covava sotto la cenere è esploso. «Me lo sono trovato davanti – ha spiegato la ragazza ai carabinieri –. Quando ha cominciato a sparare mi sono messa a urlare. Gli ho detto: Domenico, che cosa stai facendo? Ma lui si è puntato la pistola contro e ha fatto fuoco». Un incubo. Una tragedia che ieri mattina, a Lodi vecchio, non si riusciva neppure a commentare. «Difficile dire qualcosa di fronte a vicende come questa», si limita a dire il sindaco del paese, Giovanni Carlo Cordoni. La villetta in cui abita la ragazza e la famiglia («persone molto riservate», commenta la gente del paese) è rimasta avvolta nel silenzio tutto il giorno. Tapparelle abbassate, a proteggere il dolore di chi ha toccato l'inferno con mano. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA