Ferrari, adesso tira aria di fotofinish

di Andrea Gabbi Non resta che prendere il toro per le corna. La Ferrari in una sola gara ha dilapidato il vantaggio accumulato da Fernando Alonso su Sebastian Vettel e ora il campione del mondo in carica fa davvero paura. Mancano cinque gare alla fine del Mondiale e Alonso ha appena quattro punti di vantaggio sul tedesco: comincia un nuovo campionato. Cortissimo, durissimo. La nuova sfida si preannuncia ricca di insidie per la scuderia di Maranello. A Yeongam – domenica di nuovo poco dopo l'alba – non si può sbagliare, altrimenti si rischia di mandare alle ortiche la possibilità di riportare il titolo iridato in Italia. Il pasticciaccio. Carlo Emilio Gadda direbbe che si è trattato di un pasticciaccio brutto. In Giappone è bastata una curva per mandare in frantumi sette mesi di lavoro certosino. Alonso fuori in un battibaleno, Vettel che trionfa senza colpo ferire e tutto di nuovo in discussione. Lo spagnolo dopo la sosta estiva ha fatto la formichina. Vettura poco performante la sua, e allora tanta classe operaia per racimolare punti in ogni dove. Lo ha fatto da grande pilota, da uomo che prima di essere fuoriclasse è calcolatore. Ma i due passaggi a vuoto della stagione (Spa e Suzuka) stanno pesando come macigni. Dall'altra parte invece la Red Bull non si è persa d'animo dopo un avvio da dimenticare. Adrian Newey ha continuato a credere nelle bontà del progetto austriaco e ha tirato fuori il meglio dalla sua Red Bull. A conti fatti la rimonta in cima alla graduatoria è fisiologica: la Ferrari è rimasta al palo mentre la concorrenza non ha mai alzato bandiera bianca. I malpensanti. C'è un unico comune denominatore nei due ritiri stagionali di Alonso. In entrambi i casi il ferrarista è stato messo fuori gioco non da un errore personale o da un cedimento strutturale della monoposto, ma da una manovra azzardata di un avversario. E in entrambi i casi c'era una Lotus sulla strada della Rossa. Prima la follia di Roman Grosjean in Belgio, poi la traiettoria velenosa di Kimi Raikkonen in Giappone. C'è addirittura chi pensa a una cospirazione a tinte nero-oro per riaprire la corsa verso il titolo in favore delle McLaren o delle Red Bull. Ipotesi suggestiva ma totalmente fuori contesto: la Ferrari oltre alla sfortuna sta pagando un calo nel rendimento che non ha permesso ad Alonso di chiudere i conti per la vittoria finale. Lo sviluppo del Cavallino prosegue a singhiozzo. La concorrenza invece ha continuato a macinare idee e sta raccogliendo i frutti del lavoro. Stessa faccia. A dirlo non sono solo i numeri, ma anche le parole di Fernando Alonso poco dopo il ritiro di Suzuka: «Io ce la metto tutta. D'altra parte la macchina è la stessa da sei gare». Tradotto: o si mette mano alla vettura o sono dolori. I ritiri infatti sono stati pesanti perché non hanno permesso alla Rossa di incamerare le solite briciole per mantenere un discreto margine. Ma si tratta semplicemente di una ruota che gira. È capitato a Vettel di rimanere al palo (per limiti della Red Bull) e pure Lewis Hamilton è uscito dal giro dei migliori per un paio di passaggi a vuoto. Stavolta è la Ferrari a masticare amaro, ma può starci nell'economia di campionato tirato in cui non c'è una monoposto in grado di dominare con una discreta continuità. Piangersi addosso quindi non serve a nulla. Meglio tornare in officina per verificare nuove soluzioni tecniche da mettere nelle mani di Alonso. E pure in quelle di Felipe Massa. Sorriso brasiliano. Proprio Massa è l'ago della bilancia in questo frangente così delicato. Il carioca ha ottenuto (finalmente) un podio. Non accadeva dal Gp della Corea del Sud 2010, ben 35 gare fa. Un'eternità che ha messo in discussione pesantemente il futuro di Felipe a Maranello. Ma la ritrovata competitività del pilota potrebbe portarlo a un rinnovo contrattuale insperato fino a poche settimane fa. Ora è lui l'alfiere che la Rossa deve muovere in questa partita a scacchi contro gli avversari austriaci. Metterlo nelle condizioni di fare punti è fondamentale per blindare Alonso e per dargli una spalla su cui contare. Correre all'attacco. Alla Ferrari adesso non rimane che tornare a giocare all'attacco. In Corea però il rischio è di ritrovarsi ancora alle spalle delle Red Bull. Il gap in qualifica è ancora notevole e partire sempre dietro è un deterrente per chi vuole giocarsi il successo finale. La Red Bull ha una grande qualità: quando parte davanti difficilmente affonda. Provare a restare nelle immediate vicinanze di Vettel sulla griglia di partenza è fondamentale. Non è facile ma alternative non ci sono: o così o il disastro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA