COSÌ IL CALCIO RESTA AL MEDIOEVO
di STEFANO TAMBURINI Non fatevi ingannare: il calcio, quelli che contano, lo vogliono così: medievale ed esposto ai venti di tempesta. In qualsiasi altro sport – anche quelli poveri di risorse – sarebbe inammissibile che una squadra partecipasse ai Mondiali (la Francia nel 2010) a dispetto di un'altra (l'Irlanda) grazie a un fallo di mano visto in tutto lo stadio ma non dall'arbitro. Così come in qualsiasi altro sport sarebbe inconcepibile ascoltare il capo degli arbitri europei – in questo caso l'italiano Pierluigi Collina – dire «eh sì, va be', però era una cosa di pochi centimetri» a proposito del gol non concesso all'Ucraina contro l'Inghilterra. Come se le linee fossero flessibili. Nel 1966 – 46 anni fa – l'Inghilterra vinse il suo unico Mondiale grazie a una palla calciata da Geoff Hurst che colpì la traversa tedesca, rimbalzò fuori ma fu vista dentro. Allora il telefono era una mezza rarità e l'uomo non era ancora stato sulla Luna ma ancor oggi a valutare se quel pallone è dentro o fuori c'è sempre un uomo. Eh sì, perché il capo dei capi del calcio, Joseph Blatter, quello europeo Michel Platini e lo stesso Collina insistono a equiparare gli errori degli arbitri a quelli dei calciatori. Insomma, come voler sommare pere con le mele: la partita si gioca fra due squadre, mica fra due squadre e un arbitro. Che un bomber sbagli un gol fatto o un portiere scivoli al momento di parare è nelle cose, che un arbitro falsi una partita no. Ci sono tutti gli strumenti per sostenere il suo lavoro e ostinarsi a non usarli è un atto di arroganza. Verso quei giocatori che si preparano per anni a un appuntamento che spesso è il più importante della carriera. E anche verso chi tifa e s'appassiona. In realtà si fa finta di aprire all'elettronica per poi andare avanti come sempre. E non perché non ci si renda conto ma solo perché creando vassalli, valvassini e valvassori si può far restare il calcio al Medioevo per gestirlo in un clima di paura, raccontando favolette come quella «che gli errori fan parte del calcio». Certo, ce ne siamo accorti. Però vorrà pur dire qualcosa se l'unica volta che in Italia s'è fatto un sorteggio integrale degli arbitri, lo scudetto l'ha vinto il Verona. Solo cattivi pensieri? Per evitarli basterebbe poco: fare l'esatto contrario di quel che han fatto finora Blatter e i suoi cortigiani. ©RIPRODUZIONE RISERVATA