QUEL 2011 DA ARCHIVIARE IN FRETTA

di VALERIO BERRUTI Meglio archiviare in fretta il 2011. Almeno dal punto di vista del mercato dell'auto. Il consuntivo di fine anno fa infatti compiere all'intero settore un balzo indietro di 15 anni, addirittura al 1996. O almeno è questo che sostiene l'Unrae. L'associazione delle case estere in Italia rileva, tra l'altro, il dato preoccupante degli acquisti dei privati e delle famiglie, con una quota di mercato ai minimi storici: 66,3% contro la media del 77,4% degli ultimi 20 anni. Questo vuol dire che i semplici cittadini comprano sempre meno e che quindi quel -10,9 per cento (1.748.143 vetture immatricolate), bilancio finale del 2011, è in realtà molto più pesante. E non poteva che andare così, vista la lista dei rincari di ogni genere piovuta sul settore automotive: dai pedaggi autostradali ai rialzi delle addizionali sulle accise in sei Regioni, fino alla crescita del carico fiscale sui carburanti con la benzina che ora sfiora un euro e 80 al litro. «Siamo vittime dei botti di fine anno – ha sintetizzato Filippo Pavan Bernacchi, il presidente di Federauto, l'associazione che raggruppa le concessionarie automobilistiche che rischiano un serio ridimensionamento – con decine di migliaia di licenziamenti in vista». «Nel nostro settore – aggiunge il presidente dei concessionari del gruppo Fiat, Piero Carlomagno – tra diretto e indotto lavorano un milione e 200 mila persone. Inoltre nel 2010 abbiamo contribuito al gettito fiscale nella misura del 16,6%. Cifre che dovrebbero far riflettere il nuovo governo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA