Borse, l'Europa respira Effetto Libia su Eni (+6%)
di Andrea Di Stefano wMILANO Finalmente un rimbalzo. Le Borse europee e statunitensi hanno messo a segno un timido recupero delle quotazioni dopo tre settimane da incubo. Non sono certo svanite le preoccupazioni per una frenata delle economie che possa anche trasformarsi in una nuova recessione ma ieri, complice la Libia e l'attesa sul seminario dei banchieri convocato da Ben Bernanke per il prossimo fine settimana, il clima si è orientato al positivo sin dall'apertura. La possibile fine del conflitto a Tripoli ha fatto impennare le aziende del settore energetico e delle costruzioni ma soprattutto ha allontanato i rischi connessi allo shock petrolifero prodotto dalla guerra Nato. Alla fine Madrid è risultata la migliore (+1,87%) seguita da Milano (+1,78%), Parigi +1,14%, Stoccoloma + 1,19%, Londra +1,08% e Amsterdam +0,81%. Sotto la parità, invece, Francoforte (-0,11%) appesantita dal pessimo andamento di pneumatici e auto e depressa dalla progressiva limatura di Wall Street dove il Dow Jones a metà seduta era in rialzo solo dello 0,79%. Il petrolio a Londra è stato in vistoso calo dando l'impressione che lo shock legato proprio alla guerra in Libia si possa considerare un ricordo. Tripoli, come è noto, era infatti un importante produttore di greggio (oltre 1,2 milioni di barili al giorno). Secondo un'analisi appena pubblicata da James D. Hamilton dell'Università della California lo shock petrolifero avrebbe prodotto una contrazione dell'1,1% del Pil del terzo trimestre e questo impatto negativo potrebbe proseguire anche nel quarto trimestre di quest'anno (-2,4%) e nei primi due del 2012 (-2,4 e -0,7%). Della prospettiva di una fine del conflitto hanno immediatamente beneficiato Eni (che ha chiuso a +6,33% ), Saipem (+2,04%), Finemccanica (+2,52%), Impregilo (+1,18%) e Ansaldo Sts (+5,03%). Calmi i titoli di stato con lo spread fermo a 280 punti quasi tutta la seduta mentre la Bce ha comunicato di aver acquistato la scorsa settimana 14,3 miliardi di euro di bond italiani e spagnoli titoli di stato. Meno dei 22 miliardi di euro spesi la settimana precedente dalla Bce, ma sostanzialmente in linea con le attese del mercato. Complessivamente, da quando il programma di acquisto di titoli sovrani è ripartito due settimane fa per placare le tensioni sui bond di Italia e Spagna, la Banca Centrale ha acquistato 36,3 miliardi di bond dell'Eurozona. Il totale di titoli di Stato in portafoglio all'Eurotower da quando il Securities Market Program è stato avviato nel maggio del 2010, in risposta alla crisi greca, è così salito a 110,5 miliardi di euro. E proprio ieri la Bundesbank non ha mancato di sottolineare, nel suo bollettino mensile, che le ultime decisioni prese dai Paesi della Ue per fronteggiare la crisi dei debiti sovrani minacciano di indebolire la solidità dell'unione monetaria. Intanto dall'Ocse arriva l'ennesimo dato che conferma il rallentamento delle economie: il pil nel secondo trimestre è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, in lieve rallentamento rispetto ai primi tre mesi dell'anno (+0,3%). In Italia il prodotto interno lordo registra un incremento dello 0,3% in aumento rispetto al primo trimestre (+0,1%). ©RIPRODUZIONE RISERVATA