No Tav, marcia pacifica I leader: siamo diecimila

TORINO Dopo la notte di guerriglia che all'alba di venerdì ha fatto contare sei feriti tra le forze dell'ordine, hanno lasciato fiori davanti al cancello del cantiere della Tav, in Val di Susa, in segno di distensione. Alla partenza del corteo, ieri, a Giaglione, Alberto Perino, uno dei leader del movimento che si batte contro la realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione, aveva annunciato una mobilitazione senza scontri: Sarà una grande marcia popolare e pacifica. Dobbiamo dimostrare che siamo noi a decidere i tempi del movimento. Oggi è una giornata per urlare a gran voce le ragioni per cui siamo contro la Tav. Non saranno necessarie maschere antigas né caschi avevano sottolineato i rappresentanti dei centri sociali, il senso della giornata è un altro. Una risposta al ministro dell'Interno Roberto Maroni che, dopo le fortissime tensioni della vigilia, seguite da una decina di perquisizioni nelle abitazioni di elementi vicini all'area anarchica, autonoma e dei centri sociali, aveva definito la giornata di ieri il momento clou delle proteste, in concomitanza con la chiusura del campeggio degli attivisti alla Maddalena di Chiomonte, allestito a ridosso del sito il 10 luglio. Siamo attrezzati a fronteggiare la violenza di questi manifestanti aveva avvertito Maroni. Ma davanti ai cancelli dell'area archeologica, teatro una settimana fa di aspri scontri, i partecipanti hanno sfilato composti e in silenzio davanti a un cordone di seicento agenti in tenuta antisommossa. Andatevene via ha urlato qualcuno, ma il servizio d'ordine ha retto, nonostante i timori per possibili azioni dell'ala antagonista, circa 300 persone in coda al corteo. Davanti al cancello 4 è stata intonata Bella ciao. Siamo in diecimila, grazie a Maroni, al Pd (che aveva invitato a non partecipare, ndr) e a tutti quelli che hanno gufato contro hanno detto gli organizzatori, bollando le perquisizioni come un tentativo per giustificare la militarizzazione del territorio. Ad aprire il corteo (quattromila i partecipanti secondo la questura) la scritta: No Tav, fuori le truppe. Dietro lo striscione, migliaia di persone, valligiani, famiglie con bambini, sovrastati da centinaia di bandiere bianche, che hanno camminato per ore tra vigneti e boschi. Appesi ad alberi e muri cartelloni: La Val di Susa esige rispetto. No Tav, no Mafia, Resistere con forza, resistere con gioia. In marcia, per una lotta comune, anche una delegazione del Comitato 3 e 32 arrivata dall'Aquila devastata dal terremoto: Siamo qui per dire no alla militarizzazione del territorio e alle grandi opere inutili, come Tav e ponte di Messina: sono più necessarie la ricostruzione dell'Aquila e la messa in sicurezza del territorio. Attorno alle 20, la conclusione senza incidenti della marcia. Mi pare che il segnale che viene dai sindaci della Val di Susa, che hanno preso la distanza dai violenti, sia importante ha commentato Maroni. Noi contrasteremo ogni forma di violenza, ma i manifestanti hanno tutto il diritto di esprimere il loro dissenso, quindi isolino i violenti. Ma i lavori vanno avanti, ha ribadito: Il cantiere è partito e procede nonostante le intimidazioni: continuerà sotto la tutela delle forze dell'ordine. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA