Alonso e Hamilton tornano a ruggire e spaventano Vettel
Fernando Alonso è nato a Oviedo, il 29 luglio 1981. Due volte campione del mondo, ha disputato 169 gran premi, conquistando 68 piazzamenti a podio. 20 pole position e 27 vittorie complessive nel mondiale. Nel 2011 una vittoria e tre secondi posti. Lewis Hamilton è nato a Stevenage, il 7 gennaio 1985. Campione del mondo nel 2008 (quando beffò Massa a Interlagos), ha disputato 81 gran premi, di cui ben 40 terminati a podio. Per l'anglocaraibico anche 18 pole position e 16 vittorie nel campionato del mondo. Non lo perderà, perché nell'avvio di campionato segnato da una netta supremazia delle Red Bull, lo ha ampiamente ipotecato. In autunno il biondo Sebastian Vettel potrà festeggiare il suo secondo (consecutivo) campionato del mondo. Non lo perderà, ma se dovesse iniziare a subire la pressione (psicologica, più che reale, al momento) di quei due talentacci di Lewis Hamilton e Fernando Alonso, ci sarà da divertirsi. Un antipasto, e nulla più, il mondiale lo ha regalato nello snodo anglo- tedesco. Tra Silverstone e il Nurburgring il fenomeno di Oviedo e il campione McLaren hanno conquistato una vittoria a testa che, allo stato attuale delle cose, non rivoluzionano nulla in ottica mondiale piloti, ma quantomeno hanno il grande merito di dare un senso a questa stagione. Vettel troneggia a quota 216 punti, guardando tutti dall'alto al basso con distacchi (ancora) siderali. Il compagno di squadra Mark Webber è a 77 punti di distacco, Hamilton ne paga 82 e Nando deve recuperarne 86. Una vita. Vorrebbe dire che il campione del mondo in carica potrebbe saltare tre gare e ripresentarsi alla quarta ancora in vetta al mondiale. E di gran premi ne mancano ‘soltanto' nove. Per questo non lo perderà. Da quattro prove però qualcosa è cambiato. Per merito di Fernando e Lewis, due campioni. Se in Canada la follia di Hamilton (che rovinò su Button) e la sfortuna di Alonso (sul quale rovinò Button) permisero a Vettel di uscire col sorriso nel suo secondo posto, le ultime quattro corse raccontano del più povero bottino del tedeschino in stagione. Una vittoria, due secondi posti e una quarta piazza. Tutto il contrario rispetto ad un bilancio scarno e deludente, ma un primo segnale che il campionato vero è iniziato. Peccato però che ai nastri di partenza di questo mondiale nel mondiale, Vettel si sia presentato con un margine praticamente inattaccabile. Il gran premio di Germania però, a ben vedere, ha raccontato dell'altro. Si è visto un Vettel sorprendentemente normale quando non conduce la corsa, ma si ritrova invischiato nel gruppone, costretto al corpo a corpo. Non è un caso se, dopo un testacoda iniziale, abbia vissuto l'intero gran premio negli scarichi di Felipe Massa. Se ha tolto al sempre sfortunato brasiliano il quarto posto lo deve solamente al volo del dado nel box della Rossa. Il predominio assoluto della Red Bull sembra sia terminato, ora Sebastian dovrà agire da puro ragioniere e non cedere alle pressioni della coppia terribile Alonso-Hamilton. Senza concedere ulteriori chance di impennate di morale ai due rivali. Perché se lo spagnolo è dal giorno del suo insediamento a Maranello che veste i panni di psicologo e motivatore e anche quando i traguardi sembrano irraggiungibili lui punta il mirino, dopo il successo in terra tedesca anche Hamilton è uscito allo scoperto urlando al mondo di esser convinto di aver riaperto il campionato. Le ultime due uscite raccontano di 43 punti appannaggio di Alonso, 37 per Hamilton, 30 per Vettel e Webber. Rapporti che lasciano dormire sonni tranquilli al serafico tedesco della Red Bull, il quale però all'Hungaroring avrà una sorta di esame da non fallire. Un esame da maturità, contrastare il fuoco e fiamme griffato Alonso (al quale manca unicamente il grip nei primissimi giri di ogni stint) ed Hamilton, per il quale non basterà una sufficienza risicata. Non perderà il mondiale, ma da qui a novembre potrebbe perdere il confronto diretto con altri due campioni del mondo. Campioni veri ai quali basta avere una macchina affidabile per dare spettacolo e regalare un senso ad un mondiale ormai chiuso e blindato. Non lo perderà, ma almeno ci sarà da divertirsi. Matteo Bursi ©RIPRODUZIONE RISERVATA