«MORIRÒ IN QUESTA TERRA» LA DIFFICILE RESA DEL RAIS

BR Si fa sempre più aspro e violento il braccio di ferro tra Obama e Mubarak sul futuro dell'Egitto. Il Rais scatena i suoi uomini in piazza e minaccia la guerra civile, mentre la Casa Bianca fa sapere a muso duro che «per noi è imperativo che la transizione sia immediata». «Morirò in questa terra»: questa frase detta da un Hosni Mubarak dall'aspetto spettrale, reso metaforicamente presentabile da un abile truccatore di salme, ricorda le antiche retoriche in uso ai capifamiglia orientali, quando chiamano i discepoli al capezzale per sottolineare (imporre) la continuità del loro regno. Nel caso del rais egiziano, spodestato dalla sua gente e dai suoi tradizionali custodi, cioè dagli americani, rievocare la propria morte nelle terre dove «ho sempre lavorato» suona invece come una minaccia, nasconde una delle tante sintesi del dramma in atto in Egitto.BR Dietro a quella frase si potrebbe infatti leggere l'esistenza di un crudele e aspro duello a distanza tra Mubarak, i suoi diffidenti interlocutori interni e quelli esterni che lo stanno pressando perché lasci al più presto il potere. «Morirò in questa terra» non vuole esprimere soltanto la caparbietà, ma mette innanzitutto in risalto che una sua uscita di scena disonorevole sarebbe un disastro per tutti. Il rais egiziano, con ogni probabilità, vuole sapere cosa intendono El Baradei, Amr Moussa e Zewail, i probabili candidati a guidare la fase della transizione post-Mubarak, oppure la Casa Bianca quando parlano della 'transizione ordinata"? Se tale ipotesi significa la sua fuga dal Cairo, l'esilio in qualche paese arabo amico, in qualche cittadina sulle rive dell'Atlantico o del Mediterraneo, la sua risposta è 'no". E per far capire che il suo rifiuto non è un capriccio, la sua polizia, i suoi 'servizi" e i suoi sostenitori in piazza da ieri hanno inziato a trascinare il paese nella guerra civile.BR Dunque, bisogna trattare la sua resa e soprattutto tocca cercare una soluzione che risulti agli occhi del mondo un epilogo onorevole del suo regime. Di questo avrebbero discusso per due volte al telefono direttamente Murabak e Obama; lo stesso argomento è contenuto nel massaggio che Obama ha consegnato a Mubarak attraverso il suo inviato al Cairo, Frank G. Winser.BR Stando alla fase della crisi in queste ore, si direbbe che tra Mubarak e i suoi interlocutori non c'è ancora un accordo. Il Rais è disposto a non ricandidarsi, a rivedere i risultati delle truffaldine elezioni del mese scorso e a coinvolgere l'opposizione nella futura gestione politica del paese, ma non a subire l'umiliazione dell'esilio. Gli argomenti a sua disposizione sono la minaccia del caos e quella di una deriva islamista sul modello iraniano, su cui insistono anche gli israeliani e gli ambienti della destra occidentale.BR Si tratta di minacce che né i leader moderati egiziani e neppure la Casa Bianca possono trascurare. Mubarak vuole morire in patria, mentre milioni di egiziani non vogliono concedergli un mausoleo in riva al Nilo. Intanto, una soluzione intermedia non sta emergendo e non la sta proponendo in primo luogo Obama.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

Bijan Zarmandili