Università, slitta la riforma Gelmini


ROMA. Nuovo stallo per la riforma dell'Università. Tesoro e Ragioneria hanno stroncato le modifiche apportate dalla Camera al disegno di legge: manca copertura finanziaria su diversi punti, soprattutto quello che prevede il passaggio a professore associato per 9 mila ricercatori in 6 anni. L'esame del testo, in calendario per oggi a Montecitorio, è stato quindi spostato a domani. E intanto il Fli minaccia di votare contro se dovesse mancare la norma sui ricercatori.
Il rinvio della discussione del testo è stato deciso dalla conferenza dei Capigruppo dopo che la commissione Bilancio ha spostato a oggi il suo parere, previsto per ieri. Il voto, invece, passerà a dopo la sessione di bilancio. Il provvedimento resterà quindi in «stand-by» per un mese e riprenderà il suo cammino alla Camera tra novembre e dicembre, cosi come emerso ieri da una riunione con i ministri dell'Economia Tremonti e dell'Istruzione Gelmini. Il «nodo» è quello dello coperture del provvedimento. Ragioneria generale dello Stato e Tesoro hanno puntato il dito su una serie di modifiche che «determinano effetti finanziari negativi tali da pregiudicare la stabilità dei conti di finanza pubblica». Si tratta in particolare del piano per assumere 9 mila ricercatori entro il 2016 per il quale manca copertura soprattutto a partire dal 2012. Ma non solo. Il Tesoro ha bocciato anche l'emendamento che prevede una retribuzione aggiuntiva per i ricercatori che prendono in carico corsi.
«No» anche alla possibilità per gli studenti da 110 e lode di non restituire eventuali prestiti d'onore. Chiesto poi, di fatto, il ritiro dell'articolo che prevede la «deducibilità del 100% dei trasferimenti a titolo di contributo a favore dell'università», norma che «determina una perdita di gettito». Stessa musica per l'emendamento che consente di detrarre, nella misura dell'80%, i soldi versati da privati al Fondo per il merito. Il Tesoro è poi critico sul Comitato nazionale dei garanti della ricerca, che potrebbe comportare nuove spese e sugli assegni di ricerca non inferiori a 20 mila euro annui.
Sui problemi di copertura si è svolto ieri sera un confronto nella maggioranza e nel governo. Il rinvio sembra non piaccia al premier Berlusconi che avrebbe incontrato Tremonti ad Arcore. Da Futuro e libertà fanno poi sapere che «se non si garantiranno le risorse per la ricerca, chiederemo il ritiro del testo». Sul caso interviene anche il leader della Lega Umberto Bossi: «O diamo i soldi all'università o alle bombe per gli aerei. Bella scelta». Per il Pd la riforma è fallita e l'Idv parla di «armata Brancaleone». E mentre la Conferenza dei rettori contesta il rinvio, oggi studenti, ricercatori e professori protestano davanti alla Camera.

Monica Viviani