Cibrario: «Contribuiamo a frenare l'inflazione ma rischiamo il reddito»

PAVIA.Prezzi dei prodotti agricoli, fra cui l'uva, troppo bassi e costi di produzione che mettono a rischio la redditività dell'azienda agricola. E Confagricoltura denuncia tensioni internazionali sui prezzi degli alimentari: «C'è il rischio di una bolla speculativa non giustificata dalla realtà dei mercati». L'autunno porta segnali che le famiglie italiane avvertono con preoccupazione, cosi come i mesi estivi sono stati caratterizzati dagli squilibri dei mercati di alcuni prodotti, dai cereali al pomodoro, che hanno provocato malumori tanto fra gli agricoltori quanto fra gli operatori della trasformazione. Questo mentre la grande distribuzione, la Gdo, ha già fatto sapere che eventuali rincari dei prodotti agricoli e agroindustriali saranno accettati «solo se giustificati dalla reale situazione di mercato». I comparti maggiormente sotto osservazione sono carni, latte, uve, cereali con relative farine derivate e il pomodoro. «Gli agricoltori restano ancora in attesa di un recupero dei prezzi all'origine per compensare l'andamento dei costi di produzione cosi da ripristinare la redditività del settore - commenta Walter Cibrario, presidente di Unione agricoltori aderente a Confagricoltura - Ma il fatto è che i prezzi al consumo degli alimentari sono praticamente fermi dall'inizio del 2010, mentre quelli medi complessivi risultano in costante crescita. Questo significa che l'agricoltura contribuisce sempre più a frenare l'inflazione contenendo i prezzi degli alimentari, un fenomeno possibile perché i listini agricoli sono in continua flessione». Negli ultimi 15 anni i prezzi dei prodotti alimentari sono cresciuti, in media per anno, più di quelli all'origine e, nello stesso periodo, i costi di produzione sono aumentati con una dinamica ancora maggiore.