Arcore? «Fu il frutto di una rapina»

ROMA.Beatrice Rangoni Machiavelli accusa apertamente Berlusconi di aver acquistato la sontuosa villa di Arcore con «una doppia rapina». L'avvocato del premier, Niccolò Ghedini, parla di diffamazione e annuncia azioni giudiziarie. Leoluca Orlando (Idv) taglia corto: «Berlusconi è il capo di tanti Scajola».
La Machiavelli, una nobildonna lombarda, intervistata dall'Unità racconta come la cognata Anna Maria Casati Stampa di Soncino, all'epoca dei fatti minorenne, orfana, fu raggirata. Con i debiti e le tasse di successione da pagare, dopo la morte del padre, racconta la Machiavelli, la giovane fu costretta a vendere la villa. La ragazza è assistita da due avvocati, uno dei quali è Cesare Previti, che un giorno le propone un acquirente facoltoso, tale Berlusconi. Lei storce il muso davanti all'offerta (500 milioni), dicendo che è poco. Previti la convince, assicurandole che nel prezzo non sono comprese le preziosissime opere d'arte (quadri e libri antichi). Poi Anna Maria va in Brasile, si sposa, si distrae. La villa finisce a Berlusconi, con tutti i beni inestimabili dentro.
Ricostruzione «destituita di ogni fondamento», replica Ghedini, avvocato di Berlusconi. L'esecutore testamentario era l'avvocato Giorgio Bergamasco, che è stato l'unico interlocutore accreditato dalla proprietà. L'avvocato Cesare Previti, assicura, non ha avuto alcun ruolo nella vicenda. E comunque tutto si è svolto nel pieno rispetto delle norme. Seguono minacce di querele.