San Fratello, il paese scivola a valle

SAN FRATELLO (Me).«San Fratello sta sparendo, scivola a valle». Bettina, 60 anni, non ha dubbi: carica le masserizie di casa sua su un furgone e con le lacrime che le solcano il viso guarda la frana che la sta costringendo a lasciare il suo paese, arroccato sui Nebrodi, assieme a altre 1.500 persone. Accanto a lei l'anziana madre, Annina, che con gli occhi lucidi guarda attonita e le chiede: «Ma davvero ce ne dobbiamo andare?». Il genero la sorregge e continua a caricare. La causa del trasloco forzato è lo smottamento della zona orientale di San Fratello, quella dove negli ultimi decenni si è concentrata l'espansione edilizia del paese. La 'ferita" che taglia in due l'ex colonia normanna ha reso inagibili scuole, chiese e abitazioni, ha piegato pilastri, ha sventrato muri mettendo a nudo gli interni delle case, ha accartocciato l'asfalto. L'onda lunga della frana si è abbattuta come uno tsumani anche su altri paesi vicini: Sant'Angelo di Brolo, Raccuja e Tusa, dove sono scattate ordinanze di sgombero per le case «a rischio».
Ma l'epicentro di questo disastro resta San Fratello: il paese scivola verso il mare, cosi come la gente in fuga. La maggior parte dei 1.500 residenti ormai senza casa sta infatti cercando rifugio nelle zone marinare di Acquedolci, un tempo frazione di San Fratello, o a Sant'Agata di Militello. Le strade sono invase da fuoristrada, motoape, auto cariche di masserizie. Sembra una scena di guerra: la fuga dopo il bombardamento. Coinvolta quasi metà dei circa 4 mila abitanti, tra le persone raggiunte dall'ordinanze di sgombero e chi abbandona il paese a scopo precauzionale. La gente scruta il cielo, oggi illuminato dal sole, per vedere se la pioggia tornerà a cadere, e nello stesso tempo controlla l'andamento della frana il cui fronte si allarga inesorabilmente. Non ci sono fortunatamente feriti; solo un'anziana colta da malore e trasportata in ospedale con una ambulanza. La frana non ha risparmiato neppure la chiesa di San Nicola: «E' tutta lesionata, credo che cadrà», spiega il parroco don Ciro Versaci. Per precauzione la zona è stata transennata; gli arredi e le opere sacre sono stati portati via.