Tensione in piazza, fischi alla Moratti

MILANO.Sono le 16 e 36 quando la città si ferma per un minuto, quaranta anni esatti dopo la strage, dopo le 17 vittime e gli 80 feriti. Quaranta anni dalla bomba alla Banca dell'Agricoltura in piazza Fontana a Milano, una vita fa e ancora la verità non c'è. Lo dice anche il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio: «Continuate pure a cercare perché si possa recuperare qualsiasi frammento di verità rimasto nascosto. Spero che questa vostra ricerca, a cui debbono collaborare tutte le istituzioni, possa condurre a dei risultati».
Le istituzioni, intanto, si beccano i fischi di una parte della piazza. E non solo. E' finita a sassate contro la polizia la manifestazione per ricordare i 40 anni dalla strage di Piazza Fontana. In altri periodi, negli anni scorsi, la commemorazione si svolgeva in pochi minuti. C'erano le solite corone di fiori, i vessilli delle associazioni dei partigiani e dei familiari e delle vittime, il discorso del sindaco di turno. Stavolta no. Stavolta il clima è teso. Si respira un'aria pesante a Milano. Le ultime dichiarazioni di Berlusconi non hanno aiutato a distendere il clima. E allora arrivano in piazza i ragazzi dei centri sociali e quelli dell'area cosiddetta antagonista. Gridano slogan. Gridano «vergogna» alle autorità che stanno sul palco. Dicono che è stata una «strage di Stato» e che a mettere la bomba sono stati i fascisti.
E cercano di avvicinarsi al palco. Sotto il palco c'è la polizia in assetto antisommossa, casco in testa e manganello in mano. Partono i primi colpi, sassi da una parte e manganellate dall'altra. L'ordine ricevuto dai poliziotti è di non far avvicinare i manifestanti al palco. Letizia Moratti, Guido Podestà e Roberto Formigoni, rispettivamente sindaco di Milano e presidenti di Provincia e Regione, riescono giusto a dire due parole. Poi vengono sommersi dai fischi. Il corteo si muove. Si vuole arrivare davanti alla banca. Cerca di portare un po' di calma il presidente del comitato vittime di Piazza Fontana, Paolo Silva. «Un po' di rispetto, per favore», dice ad alta voce. I ragazzi, gli «antagonisti», non lo ascoltano.
Arriva anche il messaggio di Giorgio Napolitano. «Continuate pure a cercare». Il presidente fa riferimento anche alla «sofferenza durata 40 anni» e si rivolge più in generale alle famiglie di vittime del terrorismo. «Ci vuole tenacia e ci vuole passione civile - dice il capo dello Stato - perchè resti viva la memoria». «I fischi non aiutano la ricerca della verità, ma li capisco perché la strage è un episodio che ha lasciato alle famiglie dolore, e un grande vuoto, e ha segnato anni difficili per la nostra città e il nostro paese».
I ragazzi arrivati fino in Piazza Fontana, però, non si mostrano interessati. «Questi discorsi - dice uno - li abbiano sentiti fare in famiglia dai nostri padri e dai nostri nonni. Chi sta sul palco, le cosidette autorità, ci vengono a parlare di memoria, ma la strage di Piazza Fontana è menzionata in poche righe sui libri di testo. E sa - che, da quel giorno, l'Italia non è più stata la stessa». (g.f.)