Un altro uomo nella stanza dell'orrore?
e Paolo Fizzarotti
STRADELLA.Forse c'era un altro uomo, nella casa dell'orrore di via Buozzi. E forse è stato lui ad utilizzare il terzo coltello trovato sporco di sangue: magari quello con la lama spezzata.
Quattro giorni dopo il triplice delitto di Stradella, dove è stata sterminata una famiglia di albanesi, l'emozione lascia il posto alla razionalità delle indagini. Il killer è stato identificato e arrestato: Alfred, 24 anni, ha ucciso sua cognata Rina Melyshi, 23 anni; la piccola Claudia Melyshi, appena 4 anni, figlia di Rina e di suo fratello Anton; Ornela Ndoj, 19 anni, la sorella della cognata. Restano però molti punti oscuri su questa vicenda, a cominciare dal movente. Alfred Melyshi non aveva mai avuto comportamenti aggressivi nei confronti della famiglia del fratello, che lo ospitava: perchè, di punto in bianco, ha fatto una strage del genere? Sembra debole la tesi del litigio in seguito alla tensione familiare provocata dalla «faida» fra albanesi che vede coinvolto Alfred Melyshi. Le indagini dei carabinieri di Stradella, coordinati dal procuratore Francesco De Socio, non si sono fermate con l'arresto: anzi, sono appena agli inizi.
Gli specialisti della scientifica hanno cercato le impronte digitali, per verificare se nelle stanze c'erano impronte diverse da quelle delle persone che ci abitavano. E' stato esaminato il sangue trovato nell'appartamento, per sapere a chi apparteneva: solo alle tre vittime e all'assassino, oppure anche a un'altra persona? In laboratorio verranno esaminati i vestiti: il perito dovrà stabilire se sugli abiti di Alfred c'era solo il sangue suo, o anche quello delle sue vittime. Lo stesso accadrà con gli abiti di mamma, figlia e zia. Esami, naturalmente, che verranno estesi anche ai tre coltelli trovati dai carabinieri nell'appartamento: tutti e tre sporchi di sangue, uno con la lama spezzata. Proprio la presenza delle tre lame cozza con la prima ipotesi avanzata, quella secondo cui Alfred aveva ucciso le tre parenti e poi si era procurato le lesioni al petto nel tentativo di uccidersi. L'autopsia ha trovato ferite da coltello sulle mani delle vittime adulte, segno che hanno tentato di difendersi. Forse una delle due impugnava uno dei coltelli, un eventuale altro uomo il terzo. La risposta potrà venire dal confronto delle impronte e dall'analisi del sangue. Intanto i funerali sono stati congelati: in attesa degli sviluppi dell'indagine, la procura non ha dato il nulla osta.
Questa mattina alle ore dieci, in ospedale, il giudice delle indagini preliminari di Voghera ascolterà, insieme al pm Maria Gravina, Alfred Melyshi. Sarà naturalmente presente il suo difensore, l'avvocato Fabrizio Arbasino di Voghera che prima dell'interrogatorio di garanzia si consulterà con il giovane albanese. Non è escluso che il legale consigli a Melyshi di non rispondere alle domande. Non solo. L'avvocato Fabrizio Arbasino mette in discussione qualsiasi ammissione del suo cliente: «Eventuali dichiarazioni sono state pronunciate in uno stato di alterazione psicofisica tale da rendere nulla la lucidità di Melyshi. Prova ne sia che poche ore dopo veniva ricoverato in ospedale in prognosi riservata. In ogni caso, si tratterebbe di dichiarazioni che, se rese, non potrebbero essere portate all'attenzione dei giudici».