«In Abruzzo le case non basteranno per tutti»
Riceviamo dall'onorevole Angelo Zucchi un intervento dopo aver fatto visita in Abruzzo.
«Ho letto l'articolo di ieri sulla Provincia pavese, riguardante il piano di costruzione delle case in Abruzzo. Quindicimila persone a cui dare una casa entro Natale: questo è l'impegno preso dal Governo Berlusconi. La procedura della costruzione di case, saltando a piè pari l'utilizzo di prefabbricati per gli sfollati è assolutamente nuova, mai si è verificata nel mondo. Naturalmente io auguro che tutto si realizzi come previsto e sono vicino a coloro che stanno lavorando in quei luoghi difficili, ma vorrei sottolineare alcune cose. Anzitutto il paradosso che vi siano 7mila operai al lavoro ospitati nei container e i cittadini siano ancora nelle tende, per la volontà, appunto, di metterli velocemente nelle case nuove. Inoltre sappiamo, e dev'essere chiaro, che queste case non basteranno per tutti. Con amarezza, infatti, noto che l'informazione nazionale (soprattutto televisiva) tace in assoluto sui reali problemi dell'Abruzzo. È bello apprendere di squadre al lavoro giorno e notte per costruire case, ma sarebbe giusto anche sapere dei disagi profondi che ancora ci sono, al di là dei proclami ottimistici di Berlusconi. Non è una questione di appartenenza politica, ma di pura civiltà. Sul Corriere della Sera di ieri è apparsa una lettera dei comitati di terremotati abruzzesi al Presidente della Repubblica. Si parla dell'Aquila: '30mila persone sono state tenute in tenda per cinque mesi e altrettante lontane negli alberghi della costa abruzzese, perché tutti, in autunno, avrebbero potuto avere un tetto: chi riparando i danni lievi della propria abitazione, chi trovando posto nelle nuove C.A.S.E. (Comitati Antisismici Sostenibili Ecompatibili, ndr). Ma, caro Presidente, non è andata cosi. Non gliel'hanno detto??? Le tende hanno cominciato a toglierle davvero, solo che le case danneggiate non sono state riparate e le C.A.S.E., quando saranno tutte consegnate (dicembre? febbraio? aprile?), non basteranno». Infatti gli sfollati verrano dispersi in mille sistemazioni diverse, separando parenti e amici. Già oggi, come denuncia la lettera: «Se vuoi comandare sulle persone, tienile separate. Nei campi tenda, dove le persone per forza stanno insieme, è vietato distribuire volantini, è vietato riunirsi e discutere liberamente». Dobbiamo prendere coscienza del fatto che laggiù la situazione non è difficile: è tragica ed è al limite dei diritti di democrazia. E l'Aquila? Il centro storico è spettrale. L'ho visto a luglio ed oggi è ancora cosi. Molti se ne sono andati. Abbandoneranno la loro città. Ed essa rimarrà un monumento violentato e disfatto a futura memoria. Nessuno può fare miracoli, sia chiaro, ma l'onestà di dire le cose come stanno è richiesta a tutti».