«Gli immigrati vittime di gruppi criminali»


ROMA.La crisi economica e le difficoltà che comporta non devono cambiare la politica dell'accoglienza dell'Italia nei confronti degli immigrati. In occasione della Giornata per l'Africa, il presidente della Repubblica interviene su uno dei temi che maggiormente scaldano l'agenda politica del nostro Paese e, seppure senza polemiche, lancia un messaggio che appare come una critica alla politica dei respingimenti messi in atto nelle ultime settimane dal governo Berlusconi. Su un punto, in particolare, Napolitano sembra imporre chiarezza: le migliaia di disperati uomini, donne e bambini che arrivano a bordo delle carrette del mare, non sono criminali, ma vittime delle organizzazioni criminali. «Le gravi situazioni di crisi che ancora oggi si registrano in varie parti dell'Africa sono all'origine di gravi situazioni di emergenze umanitarie e drammatici fenomeni migratori che intaccano la dignità delle popolazioni più svantaggiate, costringendole a diventare vittime delle reti criminali che approfittano della loro miseria e si arricchiscono alle loro spalle».
Napolitano parla al Quirinale davanti ai ministri degli Esteri Franco Frattini e dell'Economia Giulio Tremonti, agli ambasciatori africani e all'ex presidente del consiglio Romano Prodi, oggi rappresentante speciale dell'Onu e dell'Unione africana per le operazioni di 'peace keeping". Il capo dello Stato parte proprio dall'analisi degli effetti che la crisi economica sta producendo su un continente che, fino a poco tempo fa, vedeva la sua economia in crescita. La crisi economica e finanziaria - ha infatti spiegato Napolitano - ha interrotto un ciclo positivo dell'economia africana, che è cresciuta dal 2000 al 2007 fino a un tasso del 6% annuo. Le conseguenze di questa situazione sono sotto gli occhi di tutti: milioni di cittadini africani in fuga dalla povertà dal continente verso le nostre coste. Una situazione che «intacca la dignità delle popolazioni più svantaggiate costringendole a diventare vittime di reti criminali che approfittano della loro miseria e si arricchiscono alle loro spalle».
L'Italia e l'Europa non possono limitarsi a respingere i barconi di clandestini ma intervenire in Africa, «anche attraverso programmi a livello locale», per creare occupazione. Certo, «è un compito non facile», riconosce il capo dello Stato, ma proprio per questo è necessario che i paesi più ricchi realizzino con gli Stati africani «una partnership a tutto campo».

Carlo Rosso