Appalti e racket, scontro Lega-Pdl
ROMA. La norma sugli appalti contenuta nel disegno di legge sulla sicurezza, cosi come è stata modificata in commissione Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, continua a dividere Lega e Pdl. A far discutere è soprattutto l'abolizione dell'obbligo, per gli industriali titolari di appalti pubblici, di denunciare qualsiasi tipo di estorsione. Una novità che è stata introdotta con un emendamento di Manlio Contento, del Pdl.
Modifica condivisa dal sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo e dai relatori, sempre del Pdl, Jole Santelli e Francesco Paolo Sisto.
Roberto Maroni, nel Consiglio dei ministri di ieri è tornato a chiedere il ripristino della norma nella sua versione originaria. E comunque avrebbe insistito sulla necessità di porre la fiducia sul provvedimento per evitare altre brutte sorprese. Per prendere una decisione definitiva, l'inquilino del Viminale ha chiesto per martedi prossimo una riunione con i ministri della Giustizia Angelino Alfano, della Difesa Ignazio La Russa e con i capigruppo di Pdl e Lega.
«Se infatti - incalza Maroni - come è successo l'altra notte, anche su una norma condivisa da tutto il governo, basta un emendamento sostenuto da certe lobby per svuotare di significato una importante norma di contrasto alle infiltrazioni mafiose», allora molto meglio, aggiunge, ricorrere alla fiducia. Il ministro del Carroccio teme insomma nuovi agguati, e la possibilità che il centrodestra si possa spaccare sulla proroga dei termini di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione da due mesi a 180 giorni, come è già avvenuto per due volte alla Camera e al Senato, ma anche su questa norma che impedisce alle imprese in odore di mafia di partecipare alle gare d'appalto.
Per Marco Minniti, responsabile sicurezza del Pd, sarebbe «un gravissimo errore» sopprimere di fatto le norme antiracket dal provvedimento sulla sicurezza, «come voluto dai relatori e dal governo in commissione». Ma «preoccupati e rammaricati» si dicono anche gli imprenditori di Confindustria. «L'obbligo di denuncia - spiega la vicepresidente Cristiana Coppola - aveva un alto valore etico e avrebbe reso più forti le imprese che collaborano con lo Stato». Ancora più esplicita l'Associazione funzionari di polizia: il provvedimento in discussione «favorisce le mafie, non garantisce sicurezza, penalizza i cittadini e gli imprenditori onesti».
Ma Jole Santelli (Pdl) sostiene che la norma nella sua versione originaria «potrebbe essere pericolosa». Nel Pdl, infatti, c'è chi arriva a definirla «criminogena» perché «alla fine le uniche imprese che non subiscono estorsioni sono quelle della criminalità organizzata». E per «aggiudicarsi un appalto - aggiunge un esponente del governo in linea con Contento - sarebbe bastato che si fosse ordinato ad un mafioso qualsiasi di dire che aveva chiesto il pizzo proprio al concorrente e il gioco sarebbe stato facile».
A.G.