Il 13 agosto 2007 si spalanca l'orrore
GARLASCO.«Venite, hanno ucciso una persona. Ma forse è viva, non ne sono sicuro. E' la mia fidanzata». Inizia alle 13.49 del 13 agosto 2007 il copione tragico del giallo di Garlasco, con la telefonata di Alberto Stasi al 118. La voce piatta, incolore: secondo l'accusa, prima spia della freddezza dell'assassino. Per la difesa, solo il terrore di un ragazzo che ha appena visto la sua fidanzata, Chiara Poggi, 26 anni - stavano insieme dal 2003 - massacrata a colpi in testa. La chiamata al 118 dura 59 secondi. Inizia in via Pascoli, dice Alberto, davanti alla villa dove Chiara viveva con i genitori e il fratello, da pochi giorni in vacanza in Trentino.
Per l'accusa invece, ha fatto il numero mentre suonava il campanello alla caserma dei carabinieri, che dista mezzo chilometro. Questa secondo l'accusa è la prima bugia che Stasi racconta quella mattina. Per l'allora 24enne Alberto è iniziata alle 9.30, racconta lui. Quando si alza dal suo letto nella villa di via Carducci, dove vive con il padre Nicola e la madre Elisabetta, partiti per il mare da tre due giorni.
Ha passato la sera prima con Chiara, a casa di lei in via Pascoli, ma all'una ha deciso di tornare a casa sua. Deve badare al cane, vuol lavorare alla tesi di laurea in Economia da consegnare il 17 agosto. Alle 9.45 fa uno squillo sul cellulare di Chiara per il buongiorno. Lei non ricambia. Alle 9.47 accende il computer, alle 9.50 riceve una telefonata della madre dal mare. Sul pc vede immagini e video hard, accerteranno poi i periti. Alle 10.17 dà un altro squillo senza risposta a Chiara. Apre il file della tesi, secondo la sua versione ci lavora fino alle 12.20. Ma per i periti dell'accusa dalle 10.37 alle 11.58 nessuno ha lavorato al pc. rimasto in stand-by. Alle 12.20 ha chiamato, dice Alberto, dal fisso di casa il cellulare e il fisso della fidanzata. Ma sui tabulati le chiamate non compaiono. Un indizio grave, se Chiara è stata uccisa fra le 10.30 e mezzogiorno, come dice il medico legale. Comunque: dopo aver mangiato, alle 13.30, visto che lei da quattro ore non risponde esce con la sua Golf nera, per andare in via Pascoli. Davanti a villa Poggi non suona subito il campanello, ma prova ancora a telefonare. Dai tabulati risultano una chiamata sul fisso dei Poggi alle 13.43 e una sul cellulare di Chiara alle 13.45. Poi Alberto scavalca il muretto di cinta, entra dalla porta di ingresso non chiusa a chiave, si muove nella casa. Trova il corpo di Chiara sulle scale interne verso la cantina. Non la tocca e non grida tanto è spaventato. Corre fuori e chiama il 118 mentre sale in macchina, fa inversione in via Pascoli e va in caserma. Racconta quel che ha visto ai militari, con loro torna alla villa. Un brigadiere gli chiede di mostrare le suole delle scarpe che indossa, inspiegabilmente non sporche di sangue, anche se ha attraversato il salotto chiazzati in molti punti.. Arrivano gli ormai inutili soccorsi, a villa Poggi entrano medico legale, carabinieri e necrofori.
Alberto torna in caserma: ne uscirà solo alle sette del mattino dopo, consegnando il pc portatile su cui stava scrivendo la tesi. Va con i militari in via Carducci a fare un primo sopralluogo informale. Alle 15,30 del 13 agosto una telefonata dei carabinieri avverte la mamma di Chiara, Rita Poggi, che la figlia è stata uccisa. I genitori di Chiara arriveranno a Garlasco solo a tarda sera: non si riesce a raggiungere il padre e il fratello di Chiara, che sono in gita ad un rifugio dove il cellulare non prende. Il 18 agosto il funerale di Chiara.