Stupro della Caffarella, libero anche Loyos

ROMA. Ora la prima inchiesta sullo stupro della Caffarella, quella smentita dalla prova del Dna, da tutti gli indizi, è definitivamente archiviata. E' tornato in libertà anche Alexandru Isztoika Loyos, il romeno detto «il biondino», accusato in un primo momento (in concorso con Karol Racz, detto «faccia da pugile», scarcerato un paio di giorni fa) dello stupro della ragazza di 14 anni la sera di San Valentino nel parco vicino al quartiere Appio di Roma.
Era ancora detenuto per il reato di calunnia nei confronti della polizia romena per aver sostenuto di essere stato picchiato, e autocalunnia per essersi incolpato del reato di violenza sessuale. I due altri romeni accusati con prove certe dello stupro della Caffarella sono stati infatti arrestati pochi giorni fa: si tratta di Alexandru Jonut e Oltean Gavrila.
La scarcerazione di Loyos è stata disposta ieri mattina dal Tribunale del Riesame di Roma. Il «biondino» è uscito dal carcere Regina Coeli ieri pomeriggio poco prima delle 18, accompagnato dal suo legale, Giancarlo Di Rosa.
Capelli corti, con indosso jeans e lo stesso giubbotto di colore verde che aveva quando è stato arrestato il 17 febbraio scorso, ha sorriso alle telecamere e, commuovendosi, ha fatto un cenno ai giornalisti che lo attendevano all'esterno del carcere. Ad una giornalista romena che gli ha chiesto come stava, Loyos ha risposto: «Bene».
E alla domanda di come sono stati i giorni in carcere ha detto: «Cosi, cosi». «Il biondino» è uscito portando con sé, in un sacchettino di plastica, le poche cose che aveva in cella. «Alexandru è felice ma stanco - ha detto l'avvocato Di Rosa - ovviamente siamo soddisfatti della decisione del Tribunale del Riesame di annullare l'ordinanza di scarcerazione. Credo che voglia rimanere in Italia anche perché ha la necessità di difendersi in quanto formalmente è ancora indagato».
Secondo gli investigatori Alexandru Loyos conosceva uno dei due veri stupratori della Caffarella, Oltean Gavrila, con il quale era stato detenuto per due brevi periodi nel 2007 in celle attigue.
Intanto Karol Racz, che subito dopo essere stato scarcerato nei giorni scorsi è andato ospite da Bruno Vespa, a «Porta a porta», ha fatto sapere che non lavorerà nel ristorante di Filippo La Mantia, come era emerso dopo la trasmissione della Rai.
«Faccia da pugile» avrebbe dovuto iniziare ieri a lavorare, ma, come ha spiegato il suo avvocato, Lorenzo La Marca, «l'offerta è stata ritirata e non da La Mantia». «Parliamo di razzismo? - ha detto La Mantia - Forse sono stato troppo ingenuo ad offrire aiuto a un uomo bisognoso. E' stata una lezione per tutti e soprattutto per me. Tre cameriere si sono licenziate appena hanno saputo che Racz avrebbe lavorato qui. Una ditta di facchinaggio ha protestato dicendo che c'erano italiani che avevano molti più diritti. Dall'estero un'agenzia turistica ci ha fatto sapere che non avrebbero mandato clienti se Racz fosse stato assunto. Alla fine, con l'avvocato di Racz abbiamo deciso di lasciar perdere». (r.r.)