«Siete rimasti al 1994»

ROMA. Dario Franceschini commenta dal Cile e dice che Berlusconi usa gli stessi slogan dal 1994, quando avevano tre anni molti degli elettori che voteranno nelle prossime elezioni di giugno. Franceschini trova positiva una cosa sola: che «nasca un grande partito di destra, che sarà - dice - il nostro avversario, il nostro interlocutore, ma che semplifica il sistema politico italiano», Ma sarebbe meglio se «guardasse un po' avanti». Il tono di Dario Franceschini è più diplomatico di chi ha vissuto il discorso di Berlusconi dalle parti della Fiera di Roma. Franco Monaco, ulivista del Pd, dice secco: «Niente di nuovo, autocelebrazione, propaganda, zero visione e assoluta mancanza di rispetto per gli avversari».
Forte elettoralmente - aggiunge - il pdl di Berlusconi «è debolissimo politicamente e culturalmente; non un partito, ma sempre e solo il predellino del capo». Pierluigi Castagnetti vede in quello di Berlusconi «un discorso pieno di odio e falsità, senza la forza di guardare al futuro, di certo non degno di chi si trova a governare un paese». Le sue parole «suonano come un invito a imbracciare le armi», mentre il paese soffre la crisi.
Pierluigi Bersani è severo: «Se il congresso di fondazione del Pdl si riduce all'ennesima apoteosi berlusconiana potevano risparmiarselo, ne abbiamo già viste tante». Non è detto «che chi ha il 40 per cento dei sondaggi debba per forza avere ragione». Non c'è solo il congresso, c'è anche quello che Berlusconi ha detto prima. Bersani dice che bisogna concentrarsi sulla crisi economica e sociale, e invece il presidente del consiglio «fa battute su chi resta senza lavoro che deve trovarsi qualcosa da fare». Politica del governo: sposta cifre da una voce di bilancio all'altra, mentre «occorrono soldi veri che ancora non si vedono».
Nei giudizi del centrosinistra, Berlusconi è bocciato anche in storia. Enrico Farinose, deputato Pd, dice: «Non tiri in ballo De Gasperi e Sturzo. Il Pdl è lontano anni luce dal popolarismo. E' un partito mediatico che non ha nulla a che fare con la tradizione più genuina dei Popolari. Solo gli ennesimi spot».
Sul passato rievocato, anche Bobo Craxi dice la sua: «Mio padre era un leader socialista e non fu mai uomo di destra, anche se la sdoganò. Per questa ragione io, che continuo a essere un socialista, di sinistra, che ama la libertà, non mi sento un figlio indegno».
Il più severo dei commenti sembra quello di Antonio Di Pietro, che se la prende col «nuovo ducetto d'Italia». «Non mi preoccupano la nascita di un nuovo partito o la scomposizione-ricomposizione del sistema politico italiano. Mi preoccupano le finalità di Berlusconi, che sono dittatoriali». Requisitoria: questo è un governo che toglie ai poveri per dare ai ricchi, irride al parlamento e dice ai parlamentari, sostanzialmente, di stare a casa, imbavaglia l'informazione e obbliga i magistrati a non indagare sui potenti. Di Pietro non giudica la nascita del Pdl, ma farà una opposizione chiara e determinata a «un modello di governo che si rifà al ventennio».
Per chiudere Pier Ferdinando Casini, leader Udc: «I problemi non si risolvono con gli spot ma avendo un progetto di modernizzazione del paese. Questo è il nostro impegno».