Prezzi delle uve, proteste a Casteggio
CASTEGGIO.Scoppia la grana relativa ai pagamenti delle uve per l'annata 2007-2008: a sollevare il problema sono centinaia di soci produttori che conferivano i loro quantitativi all'ex cooperativa vitivinicola di Casteggio, dal luglio scorso accorpata alla Cantina sociale di Broni. E' cosi nata la nuova maxi-cantina denominata Terre d'Oltrepo. Per «Terre» non si è mai spenta la grana contabile e amministrativa ereditata dei bilanci casteggiani. Carte al vaglio, bilanci che destano qualche apprensione. «Stiamo raccogliendo le firme, sono già un'ottantina solo a Borgoratto Mormorolo, lo stesso sta avvenendo a Casteggio, Borgo Priolo, Montalto Pavese e Montebello della Battaglia - spiega uno dei promotori della petizione, che opera in un'azienda situata a Borgoratto Mormorolo - Chiederemo al consiglio d'amministrazione della nuova entità associativa di verificare una situazione che a nostro parere non è chiara: non riusciamo a capire, infatti, per quale motivo la nostra uva sia stata pagata dall'ex cantina di Casteggio a cifre notevolmente inferiori rispetto a quello che è avvenuto in altre cantine limitrofe». Conti alla mano, la differenza è davvero considerevole: se a Broni la barbera al quintale è stata pagata 60 euro ed a Codevilla 50, a Casteggio invece si era stabilito di versare per il medesimo quantitativo solo 38 euro. «Che poi - viene aggiunto - si sono ulteriormente ridotti, diventando trenta euro. Anche se si tiene conto dell'indebitamento cui deve far fronte l'ex cantina casteggiana, con i relativi interessi che ne conseguono, non si può arrivare a somme cosi limitate. Vogliamo che venga fatta assoluta chiarezza sulla questione». I produttori vitivinicoli del bacino di Casteggio hanno più volte sottolineato come, sotto l'aspetto qualitativo, le loro uve non abbiano nulla da invidiare rispetto a quelle cresciute in altre zone dell'Oltrepo: se per quanto riguarda i rossi l'area bronese è da considerare al top, quando si parla di riesling e pinot i vigneti del casteggiano hanno invece una marcia in più («Basti guardare che grandi aziende come Berlucchi vengono a Borgoratto Mormorolo per comprare le uve da spumantizzare, che poi fruttano introiti maggiori considerando le richieste del mercato. Proprio tenendo conto di questi elementi diventa ancora più inspiegabile il fatto che le nostre uve siano considerate di valore inferiore»). I dubbi dei soci casteggiani potranno essere risolti solo dal consiglio d'amministrazione di Terra d'Oltrepo, guidato dal presidente Antonio Mangiarotti e dal suo direttore Livio Cagnoni: «Lo scorso anno le cantine di Casteggio e Broni avevano chiuso anticipatamente i rispettivi bilanci, affinché la nuova entità nata a seguito della fusione potesse partire - aggiungono i firmatari -. Siamo in centinaia a chiedere di verificare i motivi per cui Casteggio ci abbia pagato cosi poco». Il problema è ben noto ai vertici di «Terre d'Oltrepo». «Non abbiamo ancora ricevuto queste petizioni - afferma il presidente Mangiarotti - ma ho sentito anch'io che alcuni soci dell'area casteggiana si stanno muovendo. D'altra parte anche nella passata assemblea c'era chi aveva richiesto un intervento relativo alla passata gestione. Da parte mia preferirei guardare avanti, ma se si dovrà discutere di conti lo faremo in modo trasparente».
Uve pagate diversamente? Il presidente ammette: «Si è cosi - risponde - ma era ben chiaro dall'inizio che la situazione dei bilanci casteggiani avrebbe comportato delle decurtazioni nei pagamenti delle uve conferite in quel contesto produttivo proprio per bilanciare le situazioni pregresse. Il problema esiste anche se stiamo spalmando i debiti su più anni. Vogliamo rilanciare questa realtà, ma non possiamo certo penalizzare i soci di Broni. Serve collaborazione per uscire serenamente da questo scenario».
(f. g. e s. d.)